Sunday, 6 November 2016

Sequenza sismica dell'Italia centrale

Figura 1

Il 30 ottobre 2016 alle ore 07:43 si è verificato un terremoto di Mw 6.5, con epicentro nei pressi di Norcia e profondità di circa 9.0 km. La sequenza sismica continua con un numero complessivo di scosse pari a circa 23.900 dal 24 agosto. In fig. 1 si può vedere la distribuzione degli eventi sismici dal 24 Agosto e dalle ore 07:43 del 30 ottobre.

Il terremoto del 30 ottobre 2016 ha prodotto una scarpata di faglia della lunghezza di 15 km circa, tra gli abitati di Arquata del Tronto e Ussita. Questo spostamento cosismico rappresenta la prosecuzione verso la superficie della rottura e dello scorrimento avvenuto sulla faglia in profondità. In occasione del terremoto del 24 agosto, erano state osservate delle scarpate sul fianco del monte Vettore, ma erano ben più limitate (tratto verse in fig. 2), così come quelle segnalate più a nord che si estendono fino a Cupi e causate dal terremoto del 26 ottobre (eventi di M 5.4 e 5.9, tratto arancione in fig.2).

Figura 2
Le scarpate di faglia del 30 ottobre (tratto rosa in fig. 2) sono molto evidenti e appaiono come un gradino nella topografia di entità variabile tra 20 e 70 cm, la loro localizzazione lungo il sistema di faglie del Vettore-Porche-Bove. Dai dati di campagna si è evidenziato un ribassamento del settore occidentale rispetto a quello orientale. La geometria e l'entità della deformazione sono consistenti con il movimento avvenuto in profondità. 

Figura 3
Le mappe della deformazione (fig. 3), ricavate dai dati satellitari, evidenzia due lobi principali di deformazione. Il primo, che interessa l’area di Norcia, mostra uno spostamento verso ovest e un sollevamento che, nella linea di vista del radar, corrispondono a circa 35 cm di deformazione. Il secondo mette in luce un significativo abbassamento del suolo nell’area di Castelluccio (più di 60 cm in linea di vista del sensore) e uno spostamento verso est dell’area di Montegallo. Tali dati sono coerenti con il quadro sismotettonico ricavato dai dati sismologici e di campagna.

Generalmente i grandi terremoti rompono ripetutamente le stesse faglie e quelle dirette (come nel caso dell'Italia centrale) provocano il ribassamento e il relativo sollevamento delle due porzioni di crosta separate dalla faglia. Il ripetersi di terremoti successivi lungo le stesse faglie porta all’accumularsi delle deformazioni di ciascun terremoto che è alla base della crescita delle montagne e dell’ampliamento dei bacini (es. Mt. Vettore-Piana di Castelluccio). Il terremoto è quindi una delle forze guida principali dell’evoluzione del paesaggio appenninico.

Fonte:

Wednesday, 26 October 2016

Sequenza sismica Italia centrale nuovo forte evento (ottobre 2016)

Il 26 ottobre 2016 si sono registrati due forti eventi: 

  1. alle 19:10 ora italiana, M 5.4
  2. alle 21:18 ora italiana, M 6.0 (dato preliminare poi ricalcolato manualmente a M 5.9);
entrambe localizzati poco a nord dell'area interessata dalla sequenza sismica del 24 agosto scorso.
Gli eventi sismici segnati con le stelle bianche: M 6.0 e 5.4 del 24/08/2016;
stelle rosse M 5.4 e 5.9 del 26/10/2016


Dati fonte INGV;


Thursday, 20 October 2016

La sequenza sismica dei monti del Chianti in Toscana e alcune considerazioni sulla struttura sismogenetica e il modello sismotettonico

Riassunto
La sequenza sismica che si è sviluppata successivamente all’evento di M 4,0, del 19 dicembre 2014 nell’area dei monti del Chianti, ha permesso di avanzare delle ipotesi sulla geometria della sorgente sismogenetica e il modello sismotettonico dell’area. I piccoli terremoti sono legati agli stessi processi sismogenetici dei forti terremoti e, generalmente, sono generati da strutture sismogenetiche minori associate a quelle principali, che defiiscono la zona di rottura principale. L’analisi dei dati sismologici in relazione al contesto tettonico dell’area, ha permesso di fare un’ipotesi sulla geometria della sorgente sismogenetica rappresentata da un primo sistema di faglie principale, evidenziato dalla distribuzione degli ipocentri, con piano SW-immergente e una inclinazione media di circa 40° a cinematica normale. Un secondo sistema di faglie, evidenziato dai meccanismi focali, e rappresentato da una fascia di deformazione trascorrente destrorsa a direzione antiappenninica, assimilabile alla Linea Piombino-Cesenatico, è interpretabile come tear-fault. L’associazione di queste due strutture tettoniche alla scala regionale forma sistemi transtensivi destrorsi.

Abstract
The seismic sequence of the Chianti hills in Tuscany. Some remarks on the seismogenic structure and seismotectonic model. The seismic sequence following the M 4.0 earthquake of 19th December 2014 in the area of the Chianti hills (Tuscany) has allowed new light to be shed on the geometry of seismogenic sources and the seismotectonic model of the area. Small earthquakes are related to the same seismogenic processes of strong earthquakes and, generally, earthquakes are generated by minor seismogenic structures associated with the main ones, which defie the main rupture zone. The analysis of seismological data, in relation to the tectonic setting of the study area, made it possible to make an assumption about the geometry of seismogenic sources represented by a primary main fault system, identifid by the distribution of hypocentres, with SW-dipping plane and an average inclination of about 40° with normal kinematics. A secondary fault system, identifid by focal mechanisms, consists of a right strike-slip and anti-Apennine direction deformation zone, comparable with the Piombino-Cesenatico line and interpreted as a tear-fault. The combination of these two tectonic structures forms right transtensive systems at a regional scale.

di Paolo Balocchi, Francesca Carla Lupoli, Giulio Riga

Pubblicato in: Atti Soc. Nat. Mat. Modena 147 (2016), pp. 39-52

Wednesday, 19 October 2016

Seismic Sequences’ Branching Structures: Long-Range Interactions and Hazard Levels

Branching structures can provide early information on earthquakes’ preparation process, trigger stage, different breaking patterns that can occur before strong earthquakes and hazard levels reached in the area to be analyzed. In this study, we aim to understand the earthquakes long-range interactions which constitute the nodes of higher order seismic rods in the upper branching structure, and the hazard level reached in each developmental stage as well as to provide a warning time frame for the most energetic seismic events and a sound method to obtain information on the epicentral area. To this end, we have analyzed several branching structures by using both local and global seismicity. The analysis of different branching structures both on global and local scale highlights long-range interactions between the most energetic earthquakes and their triggering by smaller shocks, thus suggesting that the triggering can occur few minutes to decades before the earthquake, depending on a seismic sequence’s development speed and its structure.

di: Riga G., & Balocchi P.

Paper:
Riga, G. and Balocchi, P. (2016) Seismic Sequences’ Branching Structures: Long-Range Interactions and Hazard Levels. Open Journal of Earthquake Research, 5, 189-205. doi: 10.4236/ojer.2016.54016.

Sunday, 25 September 2016

Sequenza sismica di Rieti - Italia Centrale

La sequenza sismica
La sequenza è ancora in pieno svolgimento, pur con un numero minore di repliche (aftershocks) rispetto alle prime due settimane. A oggi la Rete Sismica Nazionale dell’INGV ha localizzato complessivamente circa 11500 repliche, in un’area che si estende per circa 40 chilometri in direzione NNO-SSE, lungo la catena appenninica. 200 i terremoti di magnitudo compresa tra 3.0 e 4.0; 14 quelli localizzati di magnitudo compresa tra 4.0 e 5.0 e uno di magnitudo maggiore di 5.0 oltre quello principale.

Distribuzione degli epicentri della sequenza di Rieti
 
La sorgente sismogenetica
Partendo dalle mappe di spostamento della superficie terrestre è possibile effettuare una modellazione della sorgente sismica del terremoto, ovvero riprodurre il campo di spostamento misurato dal satellite con un campo di spostamento teorico, facendo variare, di volta in volta, i parametri che caratterizzano la sorgente sismica (faglia sismo genetica) sino ad ottenere una sorgente sismica teorica il cui campo di spostamento in superficie risulta essere molto simile a quello osservato dal satellite.. Tale approccio alla modellazione è chiamato “inversione del dato”, proprio perché partendo dal dato osservato si cerca di identificare e caratterizzare la sorgente della deformazione.

Il processo di inversione segue due step principali. Il primo è quello di invertire i dati SAR e GPS per ottenere i parametri geometrici della faglia stessa (lunghezza, larghezza, profondità, angolo di inclinazione e orientazione nello spazio), ipotizzando uno scorrimento costante e uniforme su tutto il piano di faglia. Il secondo step consiste nel simulare la distribuzione del movimento (slip) nelle singole porzioni di faglia, tenendo fissi i parametri geometrici ottenuti con il primo step.

Si sono individuati due modelli, il primo con una faglia e il secondo con due faglie. Entrambe sono compatibili con gli andamenti delle repliche, nei limiti delle incertezze, con un leggero miglior accordo nella parte nord del modello a due faglie rispetto a quello con faglia singola. L’utilizzo di un modello con una o due faglie serve a riprodurre (in maniera semplificata) eventuali variazioni nello spazio dei parametri geometrici della faglia e non necessariamente sta a significare l’attivazione di due piani di faglia distinti. I due modelli sono sostanzialmente equivalenti, se confrontati con il dato di spostamento misurato in superficie

 
Modello 3D a 1 faglia


Modello 3D a 2 faglie

Evoluzione della sequenza
L'utilizzo di un modello sperimentale di analisi della sequenza sismica, permette di ricavare informazioni sulla sua evoluzione futura. Per gli aggiornamenti si veda al seguente link.




fonte da: INGV-comunicazioniINGVterremoti; Earthquake Prediction - Previsione dei terremoti;

Friday, 16 September 2016

Terremoto dell'Italia Centrale: analisi giornaliera della sequenza con il metodo delle strutture ramificate


G. Riga - La struttura ramificata è uno schema che consente di valutare graficamente l’entità del processo di preparazione del terremoto e quindi, contribuisce a delineare l’evoluzione passata e futura della sismicità di un’area.
Tutti i terremoti forti sono preceduti da strutture ramificate di diversa durata temporale il cui schema di sviluppo è in parte ampiamente prevedibile in quanto segue un andamento ben organizzato e riconoscibile.
L’analisi della strauttura ramificata consente di  identificare nella fase di rilascio di energia alcuni pre-segnali (punti d’innesco) di vario ordine che consentono di prevedere in anticipo la posizione temporale dei foreshocks e del mainshock.
Le strutture ramificate  negli stadi evolutivi iniziali di formazione si sviluppano lentamente, mentre in quelli finali che precedono la fase di rilascio di energia, la diminuzione dei valori di magnitudo è molto rapida.
La loro individuazione avviene attraverso la considerazione che i valori di magnitudo dopo una scossa energetica, diminuiscono gradualmente sino al punto d’innesco (Trigger point) seguendo un processo di gerarchizzazione.
Di norma ad ogni struttura ramificata sono collegati uno o più terremoti medio-forti riguardanti una determinata area.
In alcuni casi, dopo la formazione del punto d’innesco della struttura ramificata, si possono formare delle foreshocks di vario ordine di magnitudo crescente che svolgono un ruolo importante nella preparazione del terremoto.
Tale approccio sviluppa un modello di previsione dei terremoti avente come punto di partenza l’analisi della sismicità di una zona di diversa ampiezza, che fornisce una stima ragionevole anche della magnitudo attesa.
Il grafico allegato, elaborato con i valori di magnitudo uguali o maggiori di 2.5 M, riporta la struttura ramificata della fase di accumulo di energia che si è sviluppata dopo l’evento di magnitudo 5.2 ML registrato il 09-04-09 (punto sorgente).
La struttura ramificata è composta da cinque stadi evolutivi ed un primo punto d’innesco “TP”  della fase di rilascio di energia datato 25-08-16  al quale sono seguiti due foreshocks di bassa magnitudo (fase di rilascio di energia di tipo “Progressive earthquakes”).
L’ultimo punto d’innesco che precede il mainshock si è formato il 14-02-16.
Il valore minimo di magnitudo associato alla struttura ramificata è di 4.8 M,mentre il valore massimo di magnitudo, calcolato con il metodo grafico dal punto medio del ramo sismico di quinto ordine è di 5.8 ML (prossimo a quello registrato).
Il terremoto del 24 agosto 2016 ha successivamente generato una struttura ramificata di terzo ordine (stadio 4) dalla quale, dopo il punto d’innesco del 25-08-16, si è sviluppata una fase di rilascio di energia di tipo “Progressive earthquakes”, in cui le scosse più energetiche, sono state precedute da punti d’innesco di primo e secondo ordine.
Successivamente, il terremoto del 26-08-26 di magnitudo 4.8 ML ha attivato una nuova struttura ramificata caratterizzata da un primo ramo sismico definitivo di accumulo di energia di quarto  ordine (stadio 5) provvisorio.
La conferma di questo ramo sismico nei prossimi giorni attiverà una diminuzione progressiva della pericolosità della sequenza sismica (al momento il livello di pericolosità è alto).

PER GLI AGGIORNAMENTI CLICCARE SUL LINK

Bibliografia

Riga, G. and Balocchi, P. (2016) Seismic Sequence Structure and Earthquakes Triggering
Patterns. Open Journal of Earthquake Research, 5, pp. 20-34. doi: 10.4236/ojer.2016.51003.

Riga, G. and Balocchi, P. (2016) How to Predict Earthquakes with Microsequences and Reversed
Phase Repetitive Patterns. Open Journal of Earthquake Research, 5, pp. 153-164.

Riga, G. and Balocchi, P. (2016) Short-Term Earthquake Forecast with the Seismic Sequence
Hierarchization Method. Open Journal of Earthquake Research, 5, pp. 79-96.
doi: 10.4236/ojer.2016.52006.

Friday, 12 August 2016

Cluster di Zocca nel basso Appennino modenese - bolognese


In data 10 agosto 2016 si è attivato un cluster nel basso Appennino bolognese - modenese, nella zona di Zocca (Z), localizzato più a nord rispetto allo sciame sismico dell'Appennino Tosco-Emiliano (1) (2) accaduto nel 2015. 

Gli eventi sono 29 con magnitudo inferiore alla 2.5. L'evento maggiore è quello accaduto alle ore 16:46 UTC (18:46 Locali), di M 2.5 alla profondità di 19 km.

Grafico della sequenza temporale della magnitudo 
Le profondità degli eventi sono distribuite in uno spessore sismogenetico che va dai 10 ai 35 km di profondità, dove la maggiore concentrazione è compresa tra i 15 e i 30 km. Al momento non si registrano eventi più superficiali.

Grafico della sequenza temporale degli ipocentri (profondità, km)

Le caratteristiche sismologiche degli eventi storici (catalogo CPTI 11) evidenziano come la zona sia stata interessata da terremoti di magnitudo stimata da 5.0 a 5.9, mentre i dati sismologici e geologici che individuano le sorgenti sismogenetiche (catalogo Diss dell'INGV), evidenziano come il cluster di Zocca cade in prossimità della sorgente sismogenetica composita denominata Bore-Montefeltro-Fabriano-Laga (ITCS027) dove la max magnitudo è di 6.2.


Thursday, 4 August 2016

Lo studio sul terremoto dell'Emilia 2012 e la relazione con l'attività estrattiva nella Concessione Mirandola (Giacimento Cavone).


Lo studio riguarda l'analisi dei dati ricavati dal Laboratorio Cavone e descritti nel Report finale (disponibile anche in italiano). Nel 2016 il gruppo di ricerca ha pubblicato i dati e le conclusioni sulla rivista scientifica Geophys. Res. Lett. Le conclusioni dello studio sono:

"The result [of these effects] from fluid extraction is a destabilizing stress change on the fault (ΔCFF > 0) within and below the reservoir interval, an effect that is mitigated by injection that counterbalances net depletion"
[Il risultato degli effetti da estrazione di fluido è il cambiamento di stress che destabilizza la faglia (ΔCFF> 0), all'interno e al di sotto dell'intervallo del serbatoio, un effetto che viene attenuato mediante l'iniezione che controbilancia la deplezione netta].

"the combined effects of fluid production and injection from the Cavone field were not a driver for the observed seismicity"
[Gli effetti combinati della produzione di fluidi e iniezione al campo Cavone non guidano (determinano) la sismicità osservata (sequenza sismica dell'Emilia 2012)];


Si riportano i video relativi al modello del Cavone con le didascalie in lingua originale:


video
Pressure variation (in bar) at the hanging wall side of the Mirandola fault at the end of the simulation (31 December 2012). Red color indicates pressure buildup as a result of injection in the Cavone #14 well. Blue color indicates pressure decline as a result of fluid extraction, which extends into the underlying aquifer. The 29 May 2012 hypocenter location is shown with a circle.



video

Changes in the Coulomb stress ΔCFF on the Mirandola fault (in bar) at the end of the simulation (31 December 2012). The change in the effective normal traction is positive near producers and negative near injectors because pressure depletion leads to contraction of the reservoir and pressure increase leads to increased compression on the fault. The white cross mark on the ΔCFF plot denotes the hypocenter location of the 29 May 2012 earthquake.

da: 
Juanes, R., B. Jha, B. H. Hager, J. H. Shaw, A. Plesch, L. Astiz, J. H. Dieterich, and C. Frohlich (2016), Were the May 2012 Emilia-Romagna earthquakes induced? A coupled flow-geomechanics modeling assessment, Geophys. Res. Lett., 43, 6891–6897.



Saturday, 9 July 2016

How to Predict Earthquakes with Microsequences and Reversed Phase Repetitive Patterns

A strong earthquake is always preceded by groupings of shocks whose identification and understanding constitute a sound method for improving short-term earthquake forecasts. Thanks to a graphical method, we have identified and classified some microsequences and reversed phase repetitive patterns that precede the hazardous events. The seismic microsequences include a series of information useful to know in advance the beginning of energy release and accumulation phases that usually precede and follow a moderate-to-high magnitude earthquake. Their identification and correct interpretation allow us to determine various warning signals. In particular, through the analysis of their shape and position in the seismic sequence we can claim that the strongest earthquakes occur shortly after the formation of some peculiar micro-sequences. The checks carried out on large data sets related to earthquakes occurred in the past have shown that the analysis procedures developed do not depend on the size of the area analyzed while predicting a high percentage of moderate-to-high magnitude earthquakes.

Riga G. & Balocchi P.
Paper
Riga, G. and Balocchi, P. (2016) How to Predict Earthquakes with Microsequences and Reversed Phase Repetitive Patterns. Open Journal of Earthquake Research, 5, 153-164. doi: 10.4236/ojer.2016.53012.

Friday, 1 July 2016

Sismicità storica della Pianura Padana ed il terremoto del 1570

Il terremoto in Emilia del maggio 2012 ha riacceso il dibattito scientifico sulla sismicità nella Pianura Padana, spesso a torto trascurata, e sui rischi connessi. Non mancano riferimenti storici su terremoti padani: già nel lontano 1117 e poi nel 1222 l'area intorno al Po fu teatro di eventi disastrosi. Altri terremoti si sono quindi succeduti fino ai giorni nostri e la loro indagine attenta, corredata dalle conoscenze sismotettoniche attuali, dovrebbe aiutare nella prevenzione dei rischi connessi al ripetersi di simili fenomeni. In questo contesto assume particolare rilevanza la recente pubblicazione di un interessante studio riguardante il terremoto che colpì Ferrara e zone limitrofe nel 1570: articolo apparso sul "Journal of Geographic Research"  e dal titolo "Source Inversion of the 1570 Ferrara Earthquake and Definitve Diversion of the Po River (Italy)", in cui i due autori (i ricercatori italiani L. Sirovich e F. Pettenati, dell'OGS di Trieste) descrivono l'evento e le sue implicazioni sismotettoniche. Il sollevamento tettonico del fronte appenninico sepolto, situato al di sotto delle potenti coltri alluvionali padane, e valutato in circa un cm/anno, è la causa di diversi terremoti nell'area emiliana: lo studio e la parametrizzazione dei terremoti storici, confrontati con quelli più recenti, possono aiutare non poco nella valutazione della vulnerabilità di interi territori. 

di: Petrucci G. & Balocchi P.

Saturday, 4 June 2016

Conosciamo "Zio Terry"?

da: Piu Tabloid di Maggio 2016 (www.piuweb.net).


vedi anche:

Alberone 2016: video della conferenza

Video della conferenza di Giulio Riga e Paolo Balocchi sul "Terremoto dell'Emilia e le aree più pericolose di'Italia"


Sala gremita ad Alberone di Cento per ascoltare la Conferenza del Prof Giulio Riga , geologo indipendente e scienziato e ricercatore di fama mondiale. Pubblico soddisfatto, perchè il professor coadiuto dal Dott Paolo Balocchi, riescono a spiegare in modo semplice e affascinante la dinamica e lo studio dei terremoti. Un pubblico che esce dalla Conferenza più sereno e il motto è ” chi conosce non ha paura “.

Wednesday, 11 May 2016

Short-Term Earthquake Forecast with the Seismic Sequence Hierarchization Method

All strong earthquakes are preceded by branching structures having different durations whose development scheme is partly largely predictable because it follows a well organized and recognizable pattern. By using a seismic sequence hierarchization method, this study graphically explains the preparation process of an earthquake, called “branching structure”. In addition, criteria apt to distinguish the structures that will produce shocks of average magnitude from strong earthquakes’ will be defined. Based on the temporal oscillations of the magnitude values, we explain the procedure for identifying the developmental stages that characterize the energy accumulation stage of the branching structure, in order to early detect the energy release stage’s trigger point and obtain information on how it will develop over time. The study identifies also some pre-signals (trigger points) of various magnitudes in the energy release stage, which allows us to early predict the foreshocks and mainshock time position. The method we developed constitutes a truly innovative approach for the earthquake forecasting analysis, which dramatically differs from those developed so far, as it considers the structure of the seismic sequence not only as a magnitude values’ oscillation, but also as a sequence of developmental stages that may begin much earlier.

Riga G. & Balocchi P., 2016

Paper
Riga G. & Balocchi P. (2016); Short-Term Earthquake Forecast with the Seismic Sequence Hierarchization Method. Open Journal of Earthquake Research, 5, 79-96. doi: 10.4236/ojer.2016.52006.

Saturday, 7 May 2016

Terremoto del Friuli del 6 Maggio 1976 - Friuli earthquake on May 6, 1976



Il terremoto del 6 maggio 1976 è stato preceduto da un foreshock di primo ordine di Mb 5.2. La fase di rilascio di energia è classificata come “Progressive earthquakes”. La fase di accumulo di energia che segue il mainshock di Ms 6.5, è composta da aftershocks di tipo “Flah earthquakes” con schemi di attivazione di tipo Falling wedge Pattern o Rectangle Pattern (Horizontal e ascending).

The earthquake on May 6, 1976 was preceded by a foreshock of the first order of Mb 5.2. The energy release phase is classified as "Progressive earthquakes". The energy accumulation phase that follows the mainshock of Ms 6.5, is composed of "flah earthquakes"aftershocks, with type of activation: Falling Wedge Pattern or Rectangle Pattern (Horizontal and ascending).

Reference
Riga G. & Balocchi P. (2016); Seismic Sequence Structure and Earthquakes Triggering Patterns. Open Journal of Earthquake Research, 5, pp. 20-34.
NCEDC (2014), Northern California Earthquake Data Center. UC Berkeley Seismological Laboratory. Dataset. doi:10.7932/NCEDC --> ANSS Composite Earthquake Catalog.

Saturday, 23 April 2016

Terremoto del Giappone ed Ecuador: una possibile relazione???


Diverse notizie parlano di relazione tra i due terremoti: quello del Giappone e Ecuador.

Personalmente mi sento di escludere un nesso di casualità tra i due eventi sismici, perchè la distanza è troppo elevata per chiamare in causa eventuali variazioni dello stress tettonico che possono avere influenzato il secondo terremoto. 
Diverso invece è "confrontare" il contesto tettonico, che per il terremoto del Giappone vede la placca delle Filippine scende al di sotto di quella Euroasiatica, mentre per l'Ecuador è la placca di Nazca a scendere al di sotto di quella sud Americana. In questo caso il modello tettonico è uguale, dove una placca scende (va in subduzione) al di sotto dell'altra.


Wednesday, 20 April 2016

Terremoto del Giappone del 15 Aprile 2016


In data 15 Aprile 2016 si è verificato un forte terremoto in Giappone di M 7.0 con epicentro in vicinanza di Kumamoto (USGS). 



Il sisma di magnitudo 7.0 Mw  avvenuto  il 15 aprile 2016 (UTC 16:25:06)  a nord di Kumamoto, sull'isola di Kyushu nel sud-ovest del Giappone ad una profondità di 10 km  è stato preceduto  da  una serie di scosse di cui due di magnitudo 6.2 e 6.0 Mw con epicentro nella stessa regione.
I due terremoti non sono classificabili come foreshocks, ma sono scosse di accumulo di energia associate al sisma del 13 novembre del 2015 di magnitudo 6.7 Mw.
Il  terremoto del 15 aprile 2016 è  classificabile come “Progressive earthquakes”, mentre il pattern di attivazione è di tipo “Ascending rectangle”.
La struttura ramificata da cui si è generato il terremoto è composta da cinque stadi di accumulo di energia, mentre il punto d’innesco della fase di rilascio di energia si è formato il 27 dicembre del 2012.
All’interno della struttura ramificata si nota un pattern di tipo  “Symmetrical triangle” che si è completato con il  terremoto di magnitudo  6.6 Mw del 20 marzo del 2005 (Riga & Balocchi, 2016).


Inquadramento tettonico regionale del Giappone con la localizzazione della sequenza sismica del 14/04/2016 (stella rossa). La sequenza è localizzata in corrispondenza della Median Tectonic Line (MTL) a cinematica trascorrente destra, dove i meccanismi focali degli eventi di M 6.2 e 6.0 sono compatibili.


Inquadramento dei domini tettonici dell'area SW del Giappone con la localizzazione della sequenza sismica del 14/04/2016 (stella rossa). La sequenza sismica è localizzata in un'area estensionale e trascorrente destra (trastensiva).

Il meccanismo focale del terremoto di M 7.0 evidenzia una sorgente sismogenetica a direzione NE-SW di tipo trascorrente destrorsa, coerente con la distribuzione degli epicentri. La struttura tettonica potrebbe essere rappresentata da una delle faglie attive presenti sul catalogo giapponese. In particolare la sismicità potrebbe essere attribuita ad uno dei sistemi C, D, E, F descritti nella figura seguente.


Link:





Sunday, 6 March 2016

Sismicità attuale in Appennino Umbro-Marchigiano

In Appennino Umbro-Marchigiano si è sviluppata una sismicità di bassa magnitudo diffusa al confine tra Umbria e Marche a partire dal mese di Marzo 2016, dove al momento, l'evento di magnitudo maggiore è quello del 05/03/2016 di M 2.1 (fig. 1).


Figura 1 - sismicità dell'area negli ultimi tre giorni a partire dal 05/03/2016;
La stella indica l'evento di M 2.1 del 05/03/2016.

La sismicità è correlabile a quella degli sciami sismici dell'Appennino, dove gli ultimi eventi tra cui il M 2.1 sembrano concentrarsi maggiormente in un cluster localizzato lungo il confine nord. 

Dalla sismicità storica, si nota come l'area sia stata soggetta a differenti terremoti di magnitudo variabile con gli eventi di max M 6.4 del 1781 e 1352 (fig. 2).


Figura 2 - sismicità storica


Sunday, 28 February 2016

Classificazione del terremoto de L'Aquila del 2009 e il pattern di innesco - Classification of the L'Aquila 2009 earthquake and the triggering pattern

Sulla base dello studio di Riga & Balocchi (2016), è possibile classificare l'evento di Mw 6.1 del 06 Aprile 2009 come Progressive earthquakes dove il pattern di innesco è definito come Expansion triangle. 

Based on the study of Riga & Balocchi (2016), it is possible to classify the Mw 6.1 earthquake of 06 April 2009 as the Progressive earthquake where the trigger pattern is defined as Expansion triangle.

Classificazione del terremoto de L'Aquila 2009 di Mw 6.1.
Classification of the L'Aquila 2009 earthquake of Mw 6.1.

Riga G. & Balocchi. P. (2016) - Seismic Sequence Structure and Earthquakes Triggering Patterns. Open Journal of Earthquake Research, 5, 20-34. doi: 10.4236/ojer.2016.51003.

Thursday, 25 February 2016

Classificazione degli eventi sismici emiliani 2012 e del loro pattern di innesco - Classification of the Emilia 2012 earthquakes and their triggering pattern


Sulla base dello studio di Riga & Balocchi (2016), è possibile classificare l'evento di Mw 5.8 del 20 maggio 2012 come Progressive earthquakes dove il pattern di innesco è definito come Expansion triangle (fig. 1). 

Based on the study of Riga & Balocchi (2016), it is possible to classify the Mw 5.8 earthquake of 20 May 2012 as the Progressive earthquakes where the trigger pattern is defined as Expansion triangle (fig. 1).

Figura 1 - Classificazione del terremoto dell'Emilia 2012 di Mw 5.8. F: Foreschoks
Figure 1 -  Classification of the Emilia 2012 earthquake of Mw 5.8. F: Foreschohs.


L'evento di Mw 5.6 del 29 maggio 2012 come Flash earthquake con pattern di innesco horizontal rectangle (fig. 2).

The Mw 5.6 earthquake of 29 May 2012 as Flash earthquake where the trigger pattern is as horizontal rectangle (fig. 2).

Figura 2 - Classificazione del terremoto dell'Emilia 2012 di Mw 5.6.
Figure 2 - Classification of the Emilia 2012 earthquake of M 5.6.

Riga G. & Balocchi. P. (2016) - Seismic Sequence Structure and Earthquakes Triggering Patterns. Open Journal of Earthquake Research, 5, 20-34. doi: 10.4236/ojer.2016.51003.

Thursday, 18 February 2016

Considerazioni sull'evento di M 2.2 di Sergnano 2016 in relazione allo stoccaggio di gas naturale

In giorno 9 febbraio 2016 è accaduto un terremoto di M 2.2 nella Pianura Padana lombarda. Tale evento si colloca geograficamente all'interno della concessione di stoccaggio gas di Sergnano facendo presupporre una relazione con l'attività umana. Questa “nota breve” si pone come obiettivo quella di fare chiarezza sull'evento e la possibilità di una sua relazione con lo stoccaggio, utilizando dati presi dalla bibliografia. Confrontando il dato della profondità dell'ipocentro e quello relativo alla profondità dei pozzi, si capisce che la relazione non può esserci. Considerando dati più puntuali, relativi al modello geomeccanico del reservoir redato in occasione della Valutazione di Impatto Ambiantale per l'ampiamento delle pressioni di esercizio del giacimento, si evince come lo stato tensionale e deformativo del giacimento al suo contorno, in relazione al valore massimo della pressione considerato nella modellazione numerica, rimane in campo elastico rilevando la tenuta della roccia. Inoltre, confrontando i dati delle tensioni orizzontali efficaci in condizioni di pressione iniziale e valore massimo della pressione considerata nella modellazione numerica, si evidenzia come le eventuali variazioni di pressione nell'area sottostante il reservoir sono trascurabili, e quindi non possono influenzare le zone che si trovano a maggiore profondità come quella dove è collocato l’ipocentro dell’evento sismico. Qualora sia corretta la profondità dell'ipocentro, trova una spiegazione più plausibile se si considerano eventuali strutture sismogenetiche più profonde di età Mesozoica.

di: Balocchi P. (2016)

Articolo:
Balocchi P. (2016); Considerazioni sull'evento di M 2.2 di Sergnano 2016 in relazione allo stoccaggio di gas naturale. GeoResearch Center Italy - GeoBlog, 1(2016),  ISSN: 2240-7847.

Seismic Sequence Structure and Earthquakes Triggering Patterns

Within a time distribution of magnitude values, before any mainshock some earthquake triggering patterns with several features develop, under tectonic processes’ influence, through which it is possible to early identify the preparation phase of big earthquakes. The purpose of this article was to identify and classify the warning patterns that develop before a big earthquake by considering space-time seismicity variations. The methodological approach adopted was of graphical type, based on procedures of technical analysis currently used to estimate the financial markets. In the initial phase of the study we have analyzed the seismic sequences types described in the bibliography (type 1: foreshocks-mainshock-aftershocks, type 2: mainshock-aftershock; type 3: swarm) and the main structure of the seismic cycle, within which maximum and minimum magnitude values characterize the pattern that it develops until the main event changes. Then, we assessed the position of foreshocks, mainshock and aftershocks within the seismic cycle in order to identify the warning pattern that characterized the exact time when the energy emission occurs. As to the evolution normally shown over time, we have grouped the warning patterns in 2 categories: 1) progressive earthquake pattern; 2) flash earthquake pattern. Finally, we have made a classification of the warning pattern related to the fluctuations of maximum and minimum magnitude values, compared its form with the mainshock’s focal mechanism and suggested some graphic procedures in order to estimate the mainshock magnitude value associated with each warning pattern. The results we obtained unquestionably allow a better comprehension of preparation process of a large earthquake, improving the earthquakes forecasting probability in the next future.

di: Riga G., & Balocchi P. (2016)

Paper
Riga G., Balocchi. P. (2016); Seismic Sequence Structure and Earthquakes Triggering Patterns. Open Journal of Earthquake Research, 5, 20-34. doi: 10.4236/ojer.2016.51003.