Monday, 29 December 2014

Aggiornamento fase di eruzione Etna - 28 dicembre 2014

Nella serata del 28 dicembre 2014, è avvenuto un episodio eruttivo breve ma intenso, il primo evento tipicamente parossistico dell'Etna dopo quello del 2 dicembre 2013 al Nuovo Cratere di Sud-Est (NSEC). Questo episodio ha prodotto fontane e colate di lava e una colonna eruttiva che è stata spinta dal vento forte verso est, portando a ricaduta di cenere e lapilli nell'area degli abitati Milo, Fornazzo, S. Alfio e Giarre. Le cattivissime condizioni meteorologiche non hanno finora permesso di identificare chiaramente quale dei crateri sommitali dell'Etna abbia prodotto l'episodio, perché l'area sommitale era costantemente coperta da una densa copertura nuvolosa (vedi la foto a sinistra, ripresa da Francesco Mangiaglia e pubblicata con gentile permesso dell'autore), condizione che persiste tuttora. Sono state emesse due o tre colate laviche verso est e nord-est, verso la Valle del Bove, espandendosi sul terreno pianeggiante alla base della parete occidentale della Valle. Inoltre sono stati osservati bagliori intensi anche sull'alto versante sud-sudoccidentale del vulcano, indicando che possibilmente altra lava si sia espansa su quel settore. L'attività ha avuto un inizio piuttosto brusco verso le ore 16:50 GMT del 28 dicembre e si è rapidamente intensificata, accompagnata da un repentino aumento dell'ampiezza del tremore vulcanico. Dopo le ore 18:30 GMT, l'ampiezza del tremore vulcanico ha cominciato a diminuire, e l'episodio era sostanzialmente concluso alle ore 20:00 GMT, anche se alle ore 21:44 GMT si è osservato un nuovo breve aumento dell'ampiezza del tremore, che è durato circa 1 minuto.

Terremoto M4.4 Calabria e brevi considerazioni di sismotettonica

In data 28 dicembre 2014 alle ore 22:43:38 italiane (ora 21:43:38 UTC)  è avvenuto un terremoto di magnitudo 4.4 (Ml) ad una profondità di 11.1 km. L'epicentro è stato localizzato nel distretto sismico: La Sila.


L'area ricade entro la zona sismogenetica 66 (fig. 1) che comprende la Valle del Crati e quella del Savuto fino a Falerna. Tale zona è delimitata a nord dalla faglia Corigliano – Rossano (CS15) e a sud dalla Lamezia-Catanzaro (CS18), entrambe a cinematica trascorrente sinistra (Gervasi, Moretti, 1999; Moretti, 1999)

fig. 1 - principali faglie attive nel Pleistocene sup. - Olocene in calabria settentrionale

La sismicità della Zona mostra un'andamento piuttosto regolare nel tempo anche se di basso livello. Gli eventi maggiori si sono espressi come scosse singole o sono stati seguiti da un numero sempre limitato di repliche. La distribuzione delle scosse con la profondità mostra un notevole addensamento di ipocentri tra i 10 ed i 30 km, carattere questo comune anche alla sismicità della fascia silana. I consistenti rilasci di energia che si osservano fino a 60 km sono verosimilmente connessi con la flessura e la subduzione della piastra ionica sotto la microplacca calabra. A profondità maggiori di 30 km infatti, sono stati osservati diversi terremoti con meccanismo focale compressivo (Moretti, Guerra, 1997; Gervasi, Moretti, 1999).

La sismicità della zona è controllata da almeno 4 segmenti di faglia maggiori (CS2, CS3, CS5, CS6) attivi dopo il Pleistocene e con evidenze di riattivazione in occasione del terremoto del 27 marzo 1638. In epoca storica (fig. 2), il segmento meridionale (CS5 e CS6) è stato caratterizzato da un unico evento di grande energia (27 marzo 1638), mentre quello settentrionale (CS3) è stato interessato da eventi di minore intensità, anche se più frequenti.

fig. 2 - aree mesosismiche dei principali terremoti in Calabria

In base alla localizzazione dell'epicentro (INGV) e al meccanismo focale di tipo distensivo (TDMT-INGV), l'evento di M 4.4 può essere attribuito alla sorgente sismogenetica denominata Piano Lago (CS5 in fig. 1)(Gervasi, Moretti, 1999; Moretti, 1999).

Riferimenti bibliografici

Friday, 19 December 2014

Terremoto M 4.1 Chianti - Toscana

In data 19 dicembre 2014 alle ore 11:36:30 italiane (ora 10:36:30 UTC)  è avvenuto un terremoto di magnitudo 4,1 (Ml) ad una profondità di 7,1 km. L'epicentro è stato localizzato nel distretto sismico: zona Chianti.

Si è sviluppata una sequenza sismica (fig. 1) già a partire dalla nottata con l'evento di Ml 3,5 del 19/12/2014 delle ore 00:09:05 (locali) e di Ml 3,8 del 19/12/2014 delle ore 09:39:41 (locali). Al momento la sequenza è attiva e si registrano eventi sismici. 

fig. 1 - distribuzione degli eventi sismici zona Chianti




fig. 2 - Sismicità storica


L'area in passato è stata soggetta a diversi eventi sismici (fig. 2), tra cui quello del 18 maggio 1895 (fig. 3): il grande terremoto di Firenze. Tale evento è stato stimato con Mw 5,4.

fig. 3 - Il grande terremoto di Firenze



Sunday, 14 December 2014

Sequenza sismica Gubbio 2014: il nuovo cluster.

Nel mese di dicembre 2014 si è andata a registrare un'aumento dell'attività sismica in prossimità del bacino di Gubbio. Il nuovo cluster (fig. 1) si è sviluppato sul bordo ovest del bacino ad una profondità compresa tra i 6,0 e gli 8,0 km. In corrispondenza di questa piccola sequenza di dicembre 2014 la faglia di Gubbio si trova ad una profondità di circa 3,5 km, mentre la faglia Altotiberina si trova alla profondità di circa 7,0 km. Considerando le profondità, la faglia Altotiberina deve avere generato il cluster del dicembre 2014

fig. 1 - distribuzione degli epicentri nel mese di dicembre 2014.
Rispetto alla distribuzione degli epicentri aggiornata al gennaio 2014 (fig. 2), è da notare come in dicembre 2014 la sismicità è migrata verso il bordo SW del bacino (confrontare le figg. 1 e 2).

fig. 2 - distribuzione degli epicentri aggiornata al gennaio 2014 (da: Balocchi e al., 2014).
La sismicità storica dell'area (fig. 3) ricavata dal CPTI11, dove viene messo in evidenza come l'area può essere soggetta a terremoti di Mm compresa tra 5.0 e 6.0. Si ricorda il terremoto di Gubbio del 1984.

fig. 3 - carta della sismicità storica da CPTI11-INGV
Risorse bibliografice:


Friday, 12 December 2014

Terremoto M 3,2 nella Pianura Padana Emiliana

In data 12 dicembre 2014 alle ore 08:01:25 italiane (ora 07:01:25 UTC)  è avvenuto un terremoto di magnitudo 3,2 (Ml) ad una profondità di 2,5 km. L'epicentro è stato localizzato nel distretto sismico: Pianura Padana Emiliana.

Fonte: CNT-INGV

Sunday, 30 November 2014

Terremoto M 3,8 Valle del Trebbia - Liguria

In data 30 novembre 2014 alle ore 10:34:25 italiane (ora 09:34:25 UTC)  è avvenuto un terremoto di magnitudo 3,8 (Ml) ad una profondità di 12,0 km. L'epicentro è stato localizzato nel distretto sismico: Valle del Trebbia.


Fonte: CNT - INGV

Saturday, 29 November 2014

Linee guida per il monitoraggio della microsismicità per attività antropiche

Il 24 novembre 2014 il gruppo di lavoro costituito nell’ambito della Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie ha consegnato alla Direzione generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche (Ministero dello Sviluppo Economicoil documento contenente indirizzi e linee guida per il monitoraggio della microsismicità, delle deformazioni del suolo e della pressione di poro nell’ambito delle attività antropiche, predisposte in base ai più alti livelli di sviluppo e conoscenza attualmente disponibili.

Le linee guida, sviluppate per il monitoraggio delle attività di coltivazione di idrocarburi e stoccaggio sotterraneo di gas naturale potranno essere applicate, attraverso opportuni adattamenti, anche a tutte le attività antropiche che interessano grandi bacini artificiali, attività geotermiche, stoccaggio sotterraneo di CO2, estrazioni minerarie e più in generale attività di sottosuolo.

È prevista, ed è già stata avviata, la fase di prima applicazione su casi pilota il cui sviluppo potrà essere seguito sul sito della Direzione generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche.


Terremoto Ml 2,4 San Felice s/P, Modena - Pianura Padana Emiliana

In data 29 novembre 2014 alle ore 04:00:33 italiane (ora 03:00:33 UTC)  è avvenuto un terremoto di magnitudo 2,4 (Ml) ad una profondità di 3,5 km. L'epicentro è stato localizzato nel distretto sismico: Pianura Padana Emiliana.

Fonte: CNT-INGV;

Wednesday, 26 November 2014

Sotto i nostri piedi, come è fatto e come funziona il nostro sottosuolo

Sotto i nostri piedi

Come è fatto e come funziona il nostro sottosuolo

--------
Dai terremoti alla ricerca scientifica passando per l'estrazione degli idrocarburi nella Bassa Modenese. Il Comune di San Possidonio promuove un convegno sul nostro sottosuolo: caratteristiche, pericolosità, e risorse. 
Geologia, terremoti, estrazioni petrolifere: risultati delle ricerche e nuove prospettive.
--------
Giovedì 4 dicembre 2014 - ore 20.45
c/o il centro sociale La Bastia,
v. Togliatti, San Possidonio (Modena).

Friday, 31 October 2014

Terremoto M 2,2 Appennino Modenese

In data 31 ottobre 2014 alle ore 17:17:01 italiane (ora 16:17:01 UTC ) è avvenuto un terremoto di magnitudo 2,2  (Ml) ad una profondità di 18,0 km. L'epicentro è  stato localizzato nel distretto sismico: Appennino Modenese.

Fonte: CNT-INGV


Saturday, 27 September 2014

Le Macalube in Sicilia: vulcanetti di fango.

Le Maccalube, dall'arabo maqlùb terra che si rivolta, sono un esempio del fenomeno geologico denominato "vulcanesimo sedimentario". L'area si trova a circa 15 Km da Agrigento. Tra il 2002 e il 2008, le maccalube o "vulcanelli" sono state al centro di un fenomeno che ha prodotto profonde fenditure nel terreno e la formazione di una vasta collina a seguito di forti esplosioni con riversamenti di quantità enormi di argilla e fango. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto a pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua leggermente salata a temperature comprese tra i 20 ed i 25 °C, che danno luogo a un cono di fango la cui sommità è del tutto simile a un cratere vulcanico. La consistenza dei fanghi argillosi è a volte così liquida, come nella zona di Caltanissetta, da non permettere la formazione di veri e propri coni vulcanici. Altre volte il fenomeno assume carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas e acqua scagliato a notevole altezza.



Fonte



Monday, 22 September 2014

Analisi macrostrutturale e mesostrutturale del Gruppo di Bismantova affiorante tra Zocca e Castel d'Aiano (Appennino modenese e bolognese)

di: Paolo Balocchi

Riassunto
Lo studio delle faglie macroscopiche e mesoscopiche presenti nel Gruppo di Bismantova (Miocene) affiorante nell’area tra Zocca e Castel d’Aiano (Appennino modenese e bolognese), ha fornito utili informazioni sull’andamento del campo di paleostress e sull’evoluzione tettonica dell’area. Nella zona di Zocca e Castel d’Aiano, sono presenti sistemi di faglie macroscopiche trascorrenti che sono il risultato di un campo di paleostress con direzione di compressione massima N-S e di estensione massima W-E, coerenti con il sistema strutturale trascorrente sinistro della Val Lavino. Tale andamento degli sforzi tettonici è ben documentato dalle faglie mesoscopiche studiate, che si possono raggruppare in sistemi coniugati di faglie trascorrenti sinistre (con direzione NE-SW) e trascorrenti destre (con direzione NW-SE). Successivamente all’evento trascorrente, un evento estensionale con direzione di massima estensione N-S, ha riattivato le faglie preesistenti come faglie normali.

Thursday, 28 August 2014

Il sistema vulcanico Bardarbunga: geologia e tettonica

Fig. 1 - Sistema vulcanico Bardarbunga e vulcano principale (B)
Il sistema vulcanico Bardarbunga (fig. 1) si estende per una lunghezza di 190 km e una larghezza di 25 km ed è localizzato nella parte vulcanica dei rift orientali. Circa un terzo del sistema vulcanico si trova sotto la parte nord-occidentale del ghiacciao Vatnajokull. Il vulcano centrale Bardarbunga si trova all'interno della parte coperta da ghiaccio. Un secondo vulcano Hamarinn si trova a 20 lm a SW del Bardarbung. 
L'area è caratterizata da una serie di fessure, caratterizate da una tettonica estensionela distinta. Le strutture sono rappresentate da graben di lunghezza di circa una decina di km. Le fessure vulcaniche sono attive con singole eruzioni lineari. La zona di rifting termina a SW dove si entra nel sistema vulcanico Torfajokull più vecchio.
Il tipo di magma dominante è basaltico-tholeiite, ma si può avere anche un magma più acido con attività esplosive lungo le fessure. L'attività geotermica sul sistema vulcanico Bardarbunga è insignificante tranne che per il vulcano minore Hamarinn.

Il vulcano Bardarbunga è posto alla base di un complesso intrusivo più denso (probabilmente Gabbro), di circa 12 km di diametroAl di sotto della parte centrale della caldera, è presente una zona a bassa densità, forse un vecchio riempimento della caldera. L'esistenza della camera magmatica è incerta, ma qualora sia presente la posizione più probablie è al di sotto della zona a bassa densità.
Fig. 2 - vulcanesimo lineare
Il vulcano Hamarinn non mostra una caldera e le rocce ad alta densità. Il vulcanesimo lineare o fessurale legato all'apparato vulcano Bardarbunga, può essere legato ad un flusso di magma laterale, proveniente dala camera magmatica posta al di sotto del vulcano principale (fig. 2a), oppure per il vulcanesimo più lontane, il magma può venire direttamente dal mantello superiore (fig. 2b).

I terremoti generalmente profondi, si verificano al di sotto dei 5 km circa, ed indicano i movimenti del magma. L'intensa crisi sismica che si stà verificando attualmente, è causata dalla migrazione laterale del magma in profondità verso NNE in direzione della caldera del vulcano Askja.

Fig. 3 - Ghiaccio fessurato
Altro fenomeno che si è riscontrato nelle ultime ore sono le fratture del ghiaccio sovrastante la caldera del Bardarbung (fig. 3). Gli scienziati hanno scoperto una fila di calderoni (forme circolari dove il ghiaccio è sprofondato rispetto l'area circostante) di circa 10-15 m di profondità a sud della caldera del Bardarbung . Essi formano una linea lunga 4-6 km. I calderoni sono stati formati a seguito di fusione del ghiaccio, forse a causa di un'eruzione. I sismografi dell'IMO non hanno registrato alcun incremento del tremore vulcanico.



Riferimenti bibliografici
Volcanic system: Bardarbunga system
Bárdarbunga volcano update: Continuing earthquakes and deformation
Studio dei precursori sismici - Emanuele Maiorana
IMO -  Icelandic Met Office

 

Saturday, 16 August 2014

Geologia e Sismicità dell'Arco Ellenico e della Grecia Centrale

Propongo un buon articolo divulgativo 
a cura di: Matteo Autuori, Emanuele Maiorana

Il Mar Mediterraneo è sede di una delle più complesse attività tettoniche dell'intero Pianeta, attività che con grande forza, anno dopo anno, ne sta modificando l'aspetto .
Motore primario di tale forza è rappresentato dallo scontro titanico tra due enormi placche tettoniche: la Placca Euroasiatica a nord e la Placca Africana a sud. La complessità è invece data dal fatto che, tra le due placche principali, esistono altre placche minori (microplacche) che vanno a creare una sorta di puzzle geologico di enorme fascino.
In questo ambito approfondiremo gli aspetti tettonici del Mediterraneo Orientale ed in particolare quelli relativi all'Arco Ellenico, settore del "Mare Nostrum" a sud della Grecia.

Continua a leggere su: Studio Precursori Sismici

Friday, 18 July 2014

Lo studio del Laboratorio Cavone si conclude: nessuna relazione tra la produzione e reiniezione al Cavone e gli eventi del 20 e 29 maggio 2012

Il Prof. Marco Mucciarelli riporta quanto segue sul suo blog:

Sul sito del Laboratorio Cavone è disponibile la relazione finale del gruppo di sei esperti delle massime istituzioni scientifiche USA che hanno esaminato i dati prodotti negli esperimenti richiesti dalla commisione ICHESE per poter sciogliere il dubbio circa la causa degli eventi in Emilia nel 2012.
Questa volta il verdetto è inequivocabile. Il gruppo di lavoro ha concluso che non c'è nessuna relazione tra la produzione o la reiniezione al Cavone e gli eventi del 20  e 29 maggio, ne in termini di induzione ne di innesco (viene definita trascurabile l'ipotesi di un anticipo o ritardo rispetto ai tempi naturali).
Per chi non volesse leggere tutto il rapporto, qui di seguito ci sono le conclusioni originali (in corsivo) con la traduzione del Prof. Mucciarelli.


Because injection volumes at Cavone are about half the total fluid production volume, and 
because injection pressures have been held close to the pre-production field pressures, our
models strongly indicate decreases of the average fluid pressures in the vicinity of the field.
Increases in fluid pressures occur near the injection wells, but they are highly localized to
distances within 1 – 2 km from the injector wells.

Poiché i volumi di iniezione al Cavone sono circa la metà del totale dei fluidi prodotti, e poiché le pressioni di iniezione sono state tenute prossime alla pressione del giacimento prima della produzione, i nostri modelli indicano fortemente una diminuzione della pressione media dei fluidi nelle vicinanze del giacimento. Incrementi di pressione accadono vicino ai pozzi di iniezione, ma sono fortemente localizzati entro una distanza di 1-2 km dagli stessi.

Comparisons of the space-time patterns of earthquakes in the vicinity of the Cavone oil field
with known cases of induced earthquakes do not support an injection-related hypothesis for
past earthquakes.

Il confronto della distribuzione nello spazio e nel tempo dei terremoti nelle vicinanze del giacimento di Cavone con casi noti di sismicità indotta non supporta l'ipotesi di una relazione tra la iniezione ed i terremoti occorsi.

Clock changes due to fluid pressure changes that may advance or retard the time of
tectonically driven earthquakes appear to be negligible in the areas of the May 2012
hypocenters

Cambiamenti del tempo di occorrenza, dovuti ai cambiamenti di pressione, che possano aver anticipato o ritardato l'accadimento dei terremoti tettonici appaiono trascurabili nell'area degli ipocentri del Maggio 2012

The change in Coulomb stress at the hypocenter of the 20 May mainshock resulting from
production-induced compaction of the Cavone reservoir has a magnitude (~0.001 bar) a
factor of 100 smaller than the accepted minimum value for triggering of earthquakes by
static stress changes and a factor of 10-20 smaller than fluctuations of stress by earth tides.
Closer to the Cavone field, changes in Coulomb stress on the rupture plane of the main
aftershock of 29 May resulting from production-induced compaction of the Cavone
reservoir are in a sense to inhibit failure.

La variazione dello sforzo di Coulomb all'ipocentro dell'evento principale del 20 maggio risultante dalla compattazione indotta dalla produzione al giacimento Cavone ha una dimensione (0.001 bar) che è di un fattore 100 più piccola di quello che è il minimo accettato per avere innesco di terremoti da variazioni dello sforzo statico, e di un fattore 10-20 volte più piccolo delle variazioni di sforzo per le maree terrestri. Più vicino al giacimento Cavone, il cambiamento dello sforzo di Coulomb sul piano di faglia del terremoto del 29 maggio risultante dalla compattazione indotta dalla produzione va nel verso di inibire la rottura.

Changes in Coulomb stress due to both production-induced decrease in weight of the
Cavone reservoir (the “isostatic effect”), and the thermoelastic contraction from injection
of cool fluids into the warmer reservoir formation are negligibly small compared to the
already very small stresses from poroelastic compaction.

I cambiamenti nello sforzo di Coulomb dovuti sia alla diminuzione di peso relativa alla produzione del giacimento Cavone (effetto isostatico) che alla contrazione termoelastica da iniezione di fluidi freddi nelle formazioni rocciose più calde del giacimento sono trascurabilmente piccoli rispetto ai già molto piccoli sforzi dovuti alla compattazione poroelastica.



Sunday, 29 June 2014

Conclusioni dell’attività di monitoraggio del Laboratorio Cavone 27/06/2014

Di seguito vengono riportate le conclusioni dell’attività di monitoraggio e studio sulla Concessione di coltivazione di idrocarburi “Mirandola” (Laboratorio Cavone), in particolare i “Risultati del programma di prova interferenza/iniettività (punto 3 del protocollo operativo del 17 Aprile 2014)” riportati nella relazione del 27 Giugno 2014:

Il presente rapporto descrive i risultati del programma delle prove d’iniezione eseguita al pozzo Cavone 14 e l’analisi dei parametri erogativi di superficie registrati sui pozzi produttori (Cavone 7-8-9-17) in termini di portata di olio, acqua e gas, con l’obiettivo di valutare eventuali interferenze fra il pozzo reiniettore ed i pozzi produttori del campo.
La prova di iniezione al pozzo Cavone 14 comprende due fasi:
  • Periodo d’iniezione con portata costante di acqua di 600 m3/d della durata di 96 ore che riproduce le normali condizioni di esercizio del campo (23-27 maggio 2014).
  • Periodo di chiusura (Fall-Off) della durata di 480 ore (27 maggio – 16 giugno 2014).

Durante entrambe le fasi di prova al pozzo Cavone 14 il campo è stato in esercizio con i pozzi 7-8-9-17.

La prova d’iniezione è stata preceduta da un periodo di chiusura dell’iniezione (13-23 maggio 2014) che ha compreso le prove selettive sui pozzi 7-8-17 (17-23 maggio 2014).

La pressione e la temperatura di fondo sono state misurate tramite memory gauge posizionato a 3243 m di profondità. I dati registrati in quantità rilevante sono risultati di ottima qualità.

I parametri erogativi di superficie di superficie si sono mantenuti costanti durante lo svolgimento delle prove, che hanno visto differenti configurazioni di produzione e reiniezione del campo. L’analisi degli stessi parametri e dei valori registrati di pressione e temperatura non evidenzia fenomeni di interferenza fra il pozzo reiniettore ed i pozzi produttori.

L’interpretazione di entrambe le fasi di prova (iniezione e chiusura) è stata effettuata mediante l’elaborazione di un modello matematico, la cui metodologia e risultati sono riportati in appendice. E’ stato possibile ricostruire il comportamento della pressione di giacimento al datum (quota espressa in metri dal livello del mare cui sono riferite tutte le pressioni del campo).

Sono stati inoltre calcolati l’indice di iniettività e la distribuzione spaziale della variazione di pressione in giacimento.

Le risultanze dell’elaborazione di tale modello hanno consentito di ricavare le seguenti principali conclusioni:
  1. La pressione al datum del campo di 297.55 kg/cm2a che coincide con la pressione iniziale del giacimento. Questo risultato indica che l’iniezione d’acqua durante la vita del campo di Cavone non ha causato pressurizzazione del sistema e, a oggi, si ritrova la pressione iniziale (pressione originaria di giacimento).
  2. Sulla base del profilo statico di pressione e temperatura registrati il 16 Maggio ed il 16 Giugno 2014 al pozzo Cavone 14, è stato possibile ricostruire lo stato del pozzo ed individuare con precisione l’intervallo con maggior capacità di assorbimento.
  3. Dall’applicazione dell’equazione generale del moto dei fluidi è stato possibile stimare che la variazione di pressione risulta non significativa già sul pozzo più vicino Cavone 3, distante circa 500 m dal pozzo Cavone 14, mentre si annulla sui pozzi più lontani ed ai bordi del giacimento.


Per approfondimento: 


Thursday, 5 June 2014

Io non rischio - campagna 2014

Io non rischio è una campagna di comunicazione nazionale sulle buone pratiche di protezione civile. Ma ancora prima di questo, Io non rischio è un proposito, un’esortazione che va presa alla lettera. L’Italia è un paese esposto a molti rischi naturali, e questo è un fatto. Ma è altrettanto vero che l’esposizione individuale a questi rischi può essere sensibilmente ridotta attraverso la conoscenza del problema, la consapevolezza delle possibili conseguenze e l’adozione di alcuni semplici accorgimenti. E attraverso conoscenza, consapevolezza e buone pratiche poter dire, appunto: “io non rischio”.

Io non rischio è anche lo slogan della campagna, il cappello sotto il quale ogni rischio viene illustrato e raccontato ai cittadini insieme alle buone pratiche per minimizzarne l’impatto su persone e cose. E in questo caso il termine slogan, che in gaelico significa “grido di battaglia”, è particolarmente appropriato: è la pacifica battaglia che ciascuno di noi è chiamato a condurre per la diffusione di una consapevolezza che può contribuire a farci stare più sicuri.

Visita i sito e vedi il tuo comune o quello più vicino a te... "Io non rischi"

Tuesday, 6 May 2014

Frana in Afganistan del 3/05/2014 - foto

Frana in Afganistan con il coronamento.
Frana in Afganistan con il coronamento e il corpo di frana.
Frana in Afganistan con il coronamento e il corpo di frana che ha coperto il villaggio di Abi Barak
Frana in Afganistan con il corpo di frana che ha coperto il villaggio di Abi Barak.

 

Wednesday, 16 April 2014

La distribuzione Spazio-Temporale della sismicità nell'area periadratica e il modello sismotettonico di Mantovani.

Il motore principale dei processi tettonici che determinano lattività sismica nella catena appenninica, è rappresentato dal movimento che la microplacca adriatica compie sotto la spinta dellAfrica. La teoria dellaccelerated plate tectonics, descrive come le placche non si spostano in modo continuo, ma mediante brevi fasi di movimento accelerato che sono innescate dai bruschi movimenti in occasione dei forti terremoti di disaccoppiamento, separati da lunghi periodi di movimento lento associati a bassa sismicità. Questa ipotesi implica che Adria si muove in modo discontinuo, e dipendente dalla distribuzione dei terremoti forti di disaccoppiamento lungo le zone di interazione tettonica tra la placca Adria e le altre placche circostanti.

di: Paolo Balocchi