Thursday, 17 December 2015

Oil sands: può essere la risposta al nostro bisogno energetico???

Le sabbie bituminose (oil sands o tar sands) sono generalmente depositi sabbiosi-argillosi non cementati ad elevata porosità che contengono oli viscosi (bitume) non mobili da cui si estrae (con tecniche ad altissimo impatto ambientale) una sostanza oleosa ad alto contenuto in zolfo e con elevata viscosità, che può poi essere convertita in greggio e successivamente raffinata per ricavarne dei derivati.

Le maggiori riserve in oil sands sono, in Canada (Stato di Alberta: Athabasca, Cold Lake, Peace River), nel bacino dell’Orinoco in Venezuela e in Russia (Piattaforma Siberiana, Malekess). Altri giacimenti importanti in sabbie bituminose si trovano in Cina, India, Indonesia, Brasile ed Ecuador.

Per estrarre l'olio dalle sabbie e poterlo trasportare, si utilizzano principalmente due metodi che dipendono dalla profondità a cui si trovano le miniere:
  1. se a cielo aperto, la sabbia bituminosa viene estratta con l'ausilio di escavatori ed una volta trasportata viene lavata con acqua o aria calda, solventi e soda caustica, in modo da staccare il bitume. Con questa tecnica si ricava circa un barile di bitume che rappresenta una quantità inferiore ad un barile di petrolio;
  2. se sotterraneo, il bitume viene iniettato vapore a 350° nel giacimento attraverso un pozzo, al fine di fluidificare il bitume che viene estratto da un pozzo parallelo. Questa tecnica più lenta e costosa, mostra una rendita maggiore e non utilizza solventi chimici aggressivi.
Una volta estratto il bitume, viene trasportato verso le raffinerie al fine di ripulirlo dallo zolfo e altre impurità.

Lo sfruttamento delle sabbie bituminose comporta delle ricadute negative su l’ecosistema dovute alle attività di deforestazione delle aree interessate e al notevole consumo di risorse idriche rispetto agli idrocarburi convenzionali, oltre all'utilizzo di solventi chimici aggressivi. Inoltre vi è poi la questione climatica: secondo uno studio del Congressional Research Service del 2014, le emissioni delle oil sands possono superare quelle del petrolio anche del 20%.

L’Unione Europea potrebbe essere pronta alla trasformazione e al commercio di petrolio da sabbie bituminose. Una recente ricerca di MathPro, una società di consulenza specializzata nel settore della raffinazione, indica che 71 delle 95 raffinerie in Unione europea (fig. 1), Norvegia e Svizzera sono ora in grado di gestire il petrolio greggio pesante o pre-trattato da sabbie bituminose.

Figura 1: Mappa del rischio di ricevere oil sands dalle raffinerie in Europa: 
1) alto; 2) basso; 3) raffinerie non pronte alla trasformazione dell'oil sands.

L’Italia potrebbe non essere esente da tutto ciò, se si considera la mappa (fig. 1) prodotta dalla Transport & Environment e la Friends of the Earth, dove mostra che nel nostro Paese potrebbero essere ben 7 le raffinerie in grado di produrre petrolio dalle oil sands: quattro in Sicilia e uno in Piemonte, Lombardia e Sardegna.

Che lo sfruttamento delle sabbie bituminose possa essere la risposta al nostro bisogno energetico??? 
Dire NO al petrolio convenzionale (estrazione e produzione) a prescindere e senza fermarsi a pensare, potrebbe tracciare un percorso che porta a tale alternativa: produrre petrolio  (non convenzionale) dalle oil sands.

Sappiamo che il petrolio è un compagno sgradevole e fastidioso ma che circonda la nostra vita. I suoi derivati li troviamo nei combustibili utilizzati nei trasporti, nei vestiti, in alcuni farmaci, nei prodotti plastici di uso quotidiano come il PC e il nostro cellulare e alcuni utensili della cucina: fanno parte del nostro tessuto Socio-Industriale. 
Al petrolio ci vuole un'alternativa con la "A" maiuscola e per trovarla bisogna investire in ricerca scientifica e tecnologica. La transizione tra petrolio e l'Alternativa (fase del mix energetico in cui ci troviamo anche ora) richiede tempo, progettualità e una politica di cambiamento che non si attua attraverso il semplice NO, ma con richieste precise e mirate al fine del suo utilizzo intelligente e nel rispetto dell'ambiente. Attraverso piccoli passi verso il cambiamento del sistema Socio-Industriale e della fonte energetica mandando in pensione il nostro vecchio compagno di avventura.

Fonti:


Tuesday, 27 October 2015

Terremoto M 3.5 del 20 ottobre 2015


Analizzando la distribuzione dei tre eventi sismici accaduti in emilia (segnati con la stella gialla nella figura):

  • M 2.3 del 20/10/2015 Prof. 5 km;
  • M 3.5 del 20/10/2015 Prof. 7 km;
  • M 2.5 del 26/10/2015 Prof. 7 km;
Rispetto alla sequenza sismica dell'Emilia 2012 (segnati con pallini blu per gli eventi 4.0<M<4.9 e le stelle blu per gli eventi M>5.0 in figura) e al catalogo delle sorgenti sismogenetiche [1](identificate le sorgenti composite di Carpi-Poggio Renatico, Finale Emilia-Mirabello e Poggio Rusco-Migliarino).

In relazione a questi dati, si evince come gli eventi recenti di ottobre 2015 si collocano in corrispondenza della fascia che ha interessato la sequenza sismica dell'Emilia 2012. Inoltre i tre eventi si collocano entro la sorgente sismogenetica composita denominata Finale Emilia-Mirandola, descritta da altri autori come Faglia Media di Ferrara (segmento occidentale), mentre la sorgente Poggio Rusco-Migliarino viene descritta come Faglia Esterna di Ferrara, e quella di Mirandola ricade dentro alla sorgente Carpi-Poggio Renatico [2][3]. I dati sismici di ottobre 2015 mostrano una migrazione lungo la Faglia Media di Ferrara dalla zona occidentale con gli eventi di M2.3 e 3.5 alla zona orientale con l'evento di M 2.5.

I dati sismologici di ottobre 2015 evidenziano come si sia riattivata la Faglia Media di Mirandola (sorgente composita Finale Emilia-Mirabello), la struttura responsabile del terremoto dei 20 maggio 2015 [3]. In base ai dati disponibili, tali eventi recenti possono essere descritti come eventi di assestamento della sequenza sismica emiliana, oppure come evoluzione sismotettonica della Faglia Media di Ferrara o anche come nuovo evento [4]. 

Nei giorni precedenti a partire dal 17 ottobre 2015, a Medolla "utilizzavano un pozzo nel cantiere della loro casa in ricostruzione in via Camurana hanno attinto l’acqua si sono scottati" [5]. Il sopralluogo dei tecnici, Paolo Severi della Regione, il prof Bruno Capaccioni e Fedora Quattrocchi dell’INGV, dalla prof. Carmela Vaccaro dell’università di Ferrara, erano insieme al sindaco Filippo Molinari e lo staff del Comune, hanno effettuato i campionamenti per identificare la presenza anomala di gas CO2 e di metano, sia nella parte liquida, cioè nell’acqua. Una possibile correlazione (da verificare in base ai risultati delle analisi) tra questa risalita di metano e l’attività sismica, potrebbe essere rappresentata dalle faglie, ovvero, quelle fratture che attraverso i loro movimenti creano una situazione favorevole alla risalita del gas [6].

Il fenomeno sopra descritto può essere collegato alle Terre Calde di Medolla (TCM), dove il terreno anche a bassa profondità è caldo e in inverno la neve non si deposita ma viene sciolta. Questo fenomeno descritto come TCM è dovuto alle microvenuta di Metano dalle profondità (microseepage) che in uno strato più permeabile a circa 0.5 m e in ambiente aerobico (in presenza di ossigeno) si ha l'ossidazione del metano, con una reazione esotermica (sprigiona calore)[7].

Relazione livelli acqua nei pozzi ed eventi sismici. 
L'area della bassa Emilia è soggetta a stress tettonico, causa la spinta tra placca Europa e Africa [8]. Queste spinte tettoniche deformano la litosfera e aprono e chiudono le fratture presenti nella sua parte superiore, favorendo la migrazione di fluidi come acqua e gas. Quindi la correlazione tra tettonica attiva (movimento tra le placche), risalita di fluidi e variazioni dei parametri geochimici, del livello dei pozzi e di temperatura delle acque e suolo (per esempio il fenomeno delle TCM) è possibile. In un recente studio si descrive il fenomeno co-sismico (effetto durante il terremoto) dell'aumento del livello dell'acqua dei pozzi per risalita di fluidi più profondi messi in evidenza dalle proprietà geochimiche delle acque [9][10]. 

Questo non vuole dire che tali fenomeni siano "precursori" di un forte terremoto. Infatti fenomeni di questo tipo non sempre si verificano nella fase pre-evento. E' importante monitorare e acquisire i dati al fine di comprendere meglio il fenomeno.

Riferimenti Bibliografici
[2] Pezzo G., Merryman Bonconi P.J., Tolomei C., Salvi S., Atzori S., Antonioli A., Trasatti E., Novali F., Serpelloni E., Candela L. (2013); Coseismic deformation and source modelling of the May 2012 (Northern Italy) earthquakes. Seism. Res. Lett., 84, pp. 645-655.
[3] Astiz L., Dieterich J.H., Frohlich C., Hager B.H., Juans R., Shaw J.H. (2014); On the potential for induced seismicity at the Cavone oilfield: analysis of geological and geophysical data, and geomechanical modeling. Relazione tecnica consultabile all'indirizzo internet di Assomineraria - Laboratorio Cavone: in inglese: http://www.assominerariacavone.org/uploads/tappe_lavori/11/attachment/cavonereport_final_v03.pdf; e in  italiano: http://www.assominerariacavone.org/uploads/studio_scientifico/6/attachment/CavoneReport_Final_V05_ITA.pdf.
[4] "E' stato un terremoto del tutto nuovo" - Il Resto del Carlino del 22/10/2015
[7] Capaccioni B., Tassi F., Cremonini S., Sciarra A., Vaselli O. (2015), Ground heating and methane oxidation processes at shallow depth in Terre Calde di Medolla (Italy): Observations and conceptual model, J. Geophys. Res. Solid Earth, 120, doi:10.1002/2014JB011635.
[8] Balocchi P., (2012); Terremoti, perchè la Pianura Padana è sismica? Intervista a Paolo Balocchi esperto in sismotettonica. Intervista rilasciata a Giampiero Petrucci, MeteoWeb del 25 luglio 2012. 
[9]Italiano F., Liotta M., Martelli M., Martinelli G., Petrini R., Riggio A., Rizzo A.L., Slejko F., Stenni B. (2012); Geochemical features and effects on deep-seated fluids during the May-June 2012 southern Po Valley seismic sequence. Annals of Geophysics, 55, 4.
[10] Marcaccio M., Martinelli G. (2012); Effects on the groundwater levels of the May-June 2012 Emilia seismic sequence. Annals of Geophysics, 55, 4.

Wednesday, 7 October 2015

Campi Flegrei: comunicato dell'Osservatorio Vesuviano

Riporto di seguito il comunicato dell'Osservatorio Vesuviano

COMUNICAZIONE DEL DIRETTORE
Napoli, 7 Ottobre 2015 ore 11:40

A partire dalle ore 07:20 GMT (9:20 ora locale) è stata registrata attività sismica in forma di sciame nell'area dei Campi Flegrei. Al momento il numero di eventi è di 33. La magnitudo massima è pari a 2.5. L'area interessata dallo sciame è quella di Pisciarelli-Solfatara.

Wednesday, 30 September 2015

Esplorazione geofisica in mare nel rispetto dei suoi abitanti

É possibile svolgere bene e correttamente i rilievi geofisici in mare (air-gun) nel rispetto della fauna ittica che vi abita. Rilievi geofisici che sono utili non solo alla ricerca petrolifera in mare, ma anche a quella scientifica per lo studio delle faglie (principali strutture tettoniche che generano terremoti), di vulcani sottomarini, studi applicativi come quelli per la stesura di fibre ottiche sul fondale marino.

Wednesday, 23 September 2015

Relazione tra sismicità ed attività di estrazione di petrolio nella zona di Coalinga (California, USA)

Riassunto: Il terremoto di magnitudo 6.5 Mw del 2 Maggio 1983 si è verificato nei pressi dell’anticlinale attiva di Coalinga (California, USA), dove è presente uno dei principali campi petroliferi in produzione. L’evento principale ha causato una sequenza di assestamento, la cui distribuzione epicentrale coincide approssimativamente con l’area del giacimento. Attraverso questo lavoro si vuole esaminare la struttura della sequenza sismica, al fine di comprendere se il terremoto possa essere stato innescato dalle attività estrattive. Dall’analisi dei dati sismici si evince come lo schema evolutivo della fase di rilascio di energia è del tipo “progressive earthquake”, composto da foreshocks di magnitudo crescente. L’attività sismica dell’area studiata presenta una distribuzione spaziale non casuale ma legata allo stile strutturale dell’area ed all’attività di estrazione di petrolio. La scossa principale è avvenuta su una faglia principale di thust-ramp posta alla base di una piega, messa in evidenza dal meccanismo focale con un piano lievemente immergente a SW e parallelo all’asse dell’anticlinale, denominata San Joaquin thrusts-ramp. L’andamento temporale degli ipocentri relativi agli eventi registrati tra il 1982 ed il 1983 (fase di rilascio di energia) evidenzia una migrazione verso l’alto delle profondità in conseguenza allo stress tettonico compressivo ed una migrazione verso il basso degli eventi più energetici, inoltre dai dati analizzati si evince come sul fianco settentrionale della piega e nel suo nucleo è ben sviluppato uno stile tettonico a più segmenti di faglia, dove i confini geometrici  tra ogni segmento, sono ben definiti dalla posizione degli ipocentri delle scosse di assestamento e dai meccanismi focali, i quali non definiscono lo stesso piano di rottura. I risultati ottenuti dalle analisi effettuate suggeriscono una relazione tra la produzione di petrolio e la sequenza sismica del terremoto di Coalinga del 1983.

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Saturday, 1 August 2015

Il terremoto de L'Aquila di M 6.1 del 06 aprile 2009 e i suoi precursori sismici

Riassunto: allo stato attuale delle conoscenze scientifiche non è possibile rispondere con certezza assoluta su dove e quando l’evento sismico distruttivo si verificherà e sulle caratteristiche che avrà. Lo studio seguente, basato sull’analisi delle variazioni spazio-temporali della sequenza sismica de L’Aquila 2009, vuole dimostrare come prima del terremoto erano presenti degli elementi potenzialmente sfruttabili nel breve e brevissimo periodo, al fine di definire la sua evoluzione temporale. L’analisi della struttura della “bomba sismica” associata al terremoto de L’Aquila mostra uno schema gerarchizzato di tipo “progressive earthquake”, caratterizzato da un aumento temporale del tasso di sismicità. Inoltre  La focalizzazione dell’evento sismico con il modello sperimentale “Previsio” fornisce un valore coerente con quello del mainshock del 06 aprile 2009. E’ opinione degli Autori che la sismicità rappresenta un potenziale precursore, che oltre a caratterizzare la sequenza, può dare informazioni utili sula possibile localizzazione e magnitudo di un futuro mainshock.

di: Giulio Riga & Paolo Balocchi, (2015)

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Friday, 26 June 2015

La sequenza sismica dell'Emilia 2012: terremoti naturali e attivati

Riassunto: il 20 maggio e 29 maggio del 2012, nella bassa modenese si sono verificati due eventi sismici rispettivamente di magnitudo 5.8 Mw e 5.6 Mw, causando  una sequenza di scosse di assestamento la cui distribuzione epicentrale si è estesa all'interno dell'area della concessione Mirandola. Ciò ha suggerito una relazione causale tra i due eventi principali del 20 e 29 maggio e la produzione di idrocarburi della concessione. In questo studio viene utilizzato un modello di calcolo sperimentale, attraverso il quale sono stati analizzati i dati ricalcolati, della sismicità strumentale dell'area, ricavati dal catalogo ISIDe dell’INGV, al fine di definire i terremoti naturali e attivati che ricadono nellarea del cratere sismico dellEmilia del 2012, dove è presente la concessione Mirandola per la coltivazione di idrocarburi. I risultati ottenuti definiscono il terremoto del 20 maggio come evento naturale, mentre quello del 29 maggio come evento attivato dal mainshock precedente. Inoltre non si evidenziano legami tra le attività antropiche della concessione Mirandola e i mainshocks del 20 maggio e 29 maggio 2012.

di: Giulio Riga & Paolo Balocchi, (2015)

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Monday, 18 May 2015

Terremoto di M 3.5 del 15 maggio 2015 e attività antropiche

Il terremoto di M 3.5 in Veneto ricade in una zona esterna alla concessione di stoccaggio Collalto e ancora più esterna rispetto alla concessione Nervesa (fig. 1) dove recentemente vi è stata la perforazione di un secondo pozzo per l'estrazione di gas naturale

(i) La distanza tra epicentro e concessione di Collato è di circa 8 km, mentre con la concessione Nervesa è di circa 15 km.

Figura 1 - Localizzazione del terremoto di M 3.5 del 15 maggio 2015; area della
concessione di Collalto; zona approssimativa della concessione Nervesa.

(ii) Dalla mappa della sismicità strumentale (fig. 2) dal 1977 al 2010 con aggiunto il terremoto più significativo del 2011, si nota come la sismicità strumentale storica sia in una zona limitrofa alla concessione di Collalto e Nervesa. 
Figura 2 - Mappa della sismicità strumentale

(iii) Al terremoto di M 3.5 sono susseguite diversi eventi di minore energia (aftershocks), come evidenziato dal Report della Rete sismica di Collalto. Tali eventi non ricadono all'interno dell'area delle due concessioni.

Dai dati relativi alle (i) distanze tra il terremoto e le concessioni, (ii) quelli della distribuzione della sismicità strumentale e (iii) gli aftershocks, non si evidenziano chiare connessioni tra il terremoto del 15 maggio 2015 e le attività antropiche di Collalto e Nervesa.

Eventuali approfondimenti potranno essere condotti al fine di verificare le condizioni di pressione dello stoccaggio di Collalto e le eventuali variazioni di pressione nel giacimento e se queste posso avere influenzato le faglie nella zona ipocentrale del terremoto.


Figura 3 - Sezione geologica schematica del Montello con la faglia principale

Il terremoto e gli aftershocks sono sono legati alla struttura geologica del Montello (fig. 3), una anticlinale limitata alla base e al fronte dalla faglia del Montello. Tale faglia è rappresentata da un piano immergente a NW e inclinato di circa 40°. La struttura è considerata attiva nel catalogo DISS dell'INGV.


Figura 4 - Mappa della sismicità storica
L'area veneta denominata distretto Pedemontana Sud (PS) ricadono parte dei comuni delle provincie di Vicenza, Padova e Treviso. I maggiori risentimenti in termini di intensità macrosismica riferibili a questa porzione di territorio sono stati del X grado della scala MCS, cui corrisponde un livello di distruzione catastrofica. I livelli più alti di intensità macrosismica del distretto PS, sono associati al terremoto del 25 febbraio 1695 (Mw=6,61) che ha raggiunto la soglia della distruzione, coinvolgendo pesantemente l’area compresa tra Bassano del Grappa e Valdobbiadene.

Thursday, 16 April 2015

Sciame sismico dell'Appennino Tosco-Emiliano

L'attività sismica dell'Appennino Tosco-Emiliano è concentrata in tre clusters, uno nei pressi di Porretta Terme-Gaggio Montano (PT), uno a Castiglione Dei Pepoli (CP) e uno a nord di Firenzuola (F). Il cluster a nord di Firenzuola è iniziato il 17 Febbraio con una scossa di Ml 3.7, invece quello di Porretta è iniziato il 14 Febbraio, senza scosse rilevanti finora ma con profondità maggiori. Le caratteristiche sismologiche delle sequenze sono quelle degli sciami sismici dell'Appennino.

Distribuzione degli epicentri dei tre cluster: PT: Porretta Terme-GaggioMontano;
CP: Castiglione dei Pepoli; F: Firenzuola. Meccanismi focali dei principali eventi
(elaborato da Emanuele Maiorana).

Continua ad essere evidente una sismicità di bassa magnitudo in Appennino Tosco-Emiliano, con una maggiore intensificazione nel cluster PT, come evidenziato dagli eventi di bassa magnitudo del 15 aprile 2015. La distribuzione degli ipocentri del cluster PT va ad approfondirsi in modo graduale verso SE. Nei clusters CP e F la sismicità è distribuita più regolare e superficiale.

I meccanismi focali dei clusters CP e F mettono in evidenza l'estensione in direzione NE-SW dell'area, forse dovuto ad una struttura sismogenetica di importanza regionale. La distribuzione degli ipocentri del cluster PT potrebbe evidenziare una rampa laterale legata alla distensione regionale oppure una trascorrente locale (tear-faul). Nell'area non vi sono meccanismi focali che possono aiutare alla comprensione della sorgente sismogenetica. Il meccanismo focale a NE del cluster PT mostra una compressione dovuta alla "frizione" tra la microplacca Adria ed Europa. 

Il bacino del Mugello mostra una tettonica distensiva come evidenziato dai meccanismi focali degli eventi sismici del 2008 e 2009.

Wednesday, 18 March 2015

Giornata dell'Acqua 2015


organizza un convegno dal titolo


 "Grado di inquinamento naturale 
di acque e suoli in Italia"

il 20/03/2015 ore 9.30

presso: Palazzina dell'Auditorio, Via della Lungara 230 Roma

Monday, 2 March 2015

Sciame sismico in Appennino Tosco-Emiliano

L'attività sismica dell'Appennino Tosco-Emiliano è concentrata in tre clusters, uno nei pressi di Porretta Terme-Gaggio Montano (PT), uno a Castiglione Dei Pepoli (CP) e uno a nord di Firenzuola (F). Il cluster a nord di Firenzuola è iniziato il 17 Febbraio con una scossa di Ml 3.7, invece quello di Porretta è iniziato il 14 Febbraio, senza scosse rilevanti finora ma con profondità maggiori. Le caratteristiche sismologiche delle sequenze sono quelle degli sciami sismici dell'Appennino.

Attualmente continua ad essere evidente una sismicità di bassa magnitudo in Appennino Tosco-Emiliano, con una maggiore intensificazione nel cluster di Porretta Terme-Gaggio Montano (PT), con una distribuzione degli ipocentri che va ad approfondirsi in modo graduale verso SE (come l'evento di M 2.0 del 01/03/2015).

gentilmente concessa da Emanuele Maiorana.
Nella carta sottostante vengono rappresentati gli eventi storici ricavati dal CPTI11 e i due clusters di Casteglione dei Pepoli (CP) e di Firenzuola (F). Tali aree sono caratterizzate da una sismicità più modesta rispetto alle zone circostanti come il Mugello (evento del 1542 di Mw 5.9 e del 1919 di Mw 6.3). Si ricorda anche il terremoto di Castel di Cassio del 1470 di Mw 5.6.

Osservando le profondità dei terremoti relative ai clusters, si nota una certa relazione "sismogenetica", forse dovuta ad una stessa struttura distensiva con piano NE immergente, per Castiglione dei Pepoli (CP) e Firenzola (F), anche in accordo ai meccanismi focali distensivi, mentre la per Poretta Terme-Gaggio Monato (PT), le profondità ipocentrali sembrano legate ad una struttura di rampa laterale, di un blocco probabilmente in distensione. Tale struttura ipotizzata, non è presente sul catalogo DISS dell'INGV.

-Si ringrazia Emanuele Maiorana per la gentile concessione della carta e di parte del testo-

Wednesday, 18 February 2015

Terremoto M 3.9 in Appennino Bolognese (Toscana-Firenze)

In data 17 febbraio 2015 alle ore 20:42:53 italiane (ora 19:42:53 UTC)  è avvenuto un terremoto di magnitudo 3.9 (Ml) ad una profondità di 7,2 km. L'epicentro è stato localizzato nel distretto sismico: Appennino Bolognese (Toscana-Firenze).


Fonte: CNT-INGV;

Wednesday, 11 February 2015

Un nucleo più interno della Terra.


Anche se il nucleo più interno della Terra è molto piccolo, ha caratteristiche molto interessanti. Ci può dire come si è formato il nostro pianeta, raccontarci la storia e i processi dinamici.
I dati relativi alle onde sismiche che attraversano il centro della Terra, hanno permessi di indagare il centro della Terra, sino al nucleo più interno, e scoprire che questo ne racchiude un secondo, grande la metà. 
Studiando l'orientamento delle onde sismiche, i ricercatori si sono accorti che i cristalli di ferro che rivestono il nucleo principale sono allineati diversamente da quelli che rivestono il nucleo più interno: in direzione Nord-Sud i primi e in direzione Est-Ovest i secondi. I dati indicherebbero inoltre che i due nuclei si comportano in modo diverso e l'ipotesi è che potrebbero avere una composizione differente. In queste differenze potrebbe essere la chiave per capire come si è evoluto il pianeta.

Fonte: