Monday, 27 February 2017

How to Identify Foreshocks in Seismic Sequences to Predict Strong Earthquakes

Abstract: The time analysis of seismic events preceding several strong earthquakes occurred in recent decades throughout the world, has highlighted some foreshocks’characteristics, which are helpful for their discrimination compared to other types of events. These features can be identified within the seismic sequence and used as strong events’ precursors. Through the energy release pattern analysis, which precedes any strong earthquakes, in this study we describe some graphical procedures suitable for distinguishing a foreshock from any other type of earthquake. We have broadly divided foreshocks into two classes, depending on their position within the energy release pattern, by describing some relationships between the foreshock’s magnitude and the following earthquake’s. The results obtained show how the energy release pattern of some major earthquakes has distinctive features and repeatability which it is possible to obtain information from in order to perform sufficiently reliable short-term forecasts.

Riga G. & Balocchi P.


Riga, G. and Balocchi, P. (2017) How to Identify Foreshocks in Seismic Sequences to Predict Strong Earthquakes. Open Journal of Earthquake Research, 6, 55-71. https://doi.org/10.4236/ojer.2017.61003

Saturday, 4 February 2017

Il piccolo sciame della costa Laziale meridionale (Latina)

Fig. 1 - localizzazione dello sciame sismico
della costa Laziale meridionale
(Tirreno Meridionale, TM) e l'attuale
sequenza sismica in Italia centrale (IC).
Nella giornata del 03 febbraio 2017 si è sviluppato un piccolo sciame sismico (fig. 1) a largo della costa Laziale meridionale (Latina). dove l'evento di maggiore magnitudo è stato quello di Ml=3.7 del 03 febbraio 2017 ore italiane 22:33:02 (UTC 21:33:02) [1]. 
Successivamente alle nel giorno 04 febbraio 2017 alle ore italiane 00:08:05, si è verificato un'altro evento di Ml=3.5 [2].
Il meccanismo focale di questo secondo evento (fig. 2), evidenzia la direzione dei piani nodali e degli assi principali dello stress. La faglia responsabile del terremoto di M=3.5 è ascrivibile ad una trascorrente la cinematica sisnistrorsa con componente normale, legato alla struttura di importanza regionale descritta come 41PL (essendo parallela al 41° parallelo) che rappresenta un importante limite che separa il bacino tirrenico settentrionale da quello meridionale [3] [4], due aree che con tassi di deformazione differenti, una maggiore estensione nel Tirreno meridioanle e minore in quello settentrionale [4]. 
Fig. 2 - Meccanismo focale dell'evento Ml=3.5
Anche se il significato tettonico di tale limite non sembra ben definito, da diversi autori viene interpretato in due modi [3]: i) come avvallamento per post-rifting legato a sollecitazione da raffreddamento e stress intraplacca; ii) come faglia di trasferimento caratterizato da un movimento laterale sinistro (fig. 3). 
In base ai dati sismologici è plausibile ipotizzare che lo sciame sismico della costa Laziale meridionale sia dovuto alla riattivazione di segmenti di faglia appartenenti alla 41PL o strutture secondarie a essa associate. Come evidenzia il meccanismo focale, si evidenzia una componete trascorrente sisnistrorsa associato al piano nodale a direzione NE-SE e una componete normale secondo un asse di massima tensione N-S. Pertanto si ritiene che lo sciame sismico Laziale meridionale possa essere dovuto ad una tettonica trastensiva sisnistrorsa, legata all'attivazione di strutture riconducibili a zona 41PL [3] [4]. 

Fig. 3 - Mappa schematica del Tirreno e Appennino settentrionale [3]

La struttura 41PL è strettamente correlata alla complessa evoluzione paleogeografica (e tettonica) del mar Tirreno (fig. 4) [3] [4] [5]. Si nota come la migrazione progressiva dell'arco Calabro-Peloritano in direzione SE, sia legata all'attività di due strutture principali: quella a nord, denominata 41PL a cinematica trascorrente sinistrorsa e a sud, la faglia nord-Siciliana trascorrente destrorsa [5]. Da notare come la 41PL fiancheggia anche la costa della Campania fino alla Calabria nord in cui prende il nome di linea di Sangineto (SL in fig. 3) [3] [4] [5].

Fig. 4 - Mappa che mostra l'evoluzione paleogeografica dell'arco Calabro-Peloricato (CP), legato all'apertura del Tirreno e alla subduzione del mare Ionio al di sotto della Calabria (figura tratta da: [4].

Riferimenti Bibliografici
[3] Bruno et al., 2000. Seismic study of the ‘41st Parallel’ Fault System offshore the Campanian–Latial continental margin, Italy. Tectonophysics, 324, 37–55.
[4] Conti et al., 2016. Transfer zones in an oblique back-arc basin setting: Insights from the Latium -Campania segmented margin (Tyrrhenian Sea). Tectonics, 36, doi:10.1002/2016TC004198.
[5] Rosenbaum & Lister, 2004. Neogene and Quaternary rollback evolution of the Tyrrhenian Sea, the Apennines, and the Sicilian Maghrebides. Tectonics, Vol. 23, TC1013, doi:10.1029/2003TC001518.