Saturday, 18 December 2010

Tipologia di faglie

Le faglie sono delle fratture nella crosta terrestre che mostranno evidenze di movimento. Le trocce sottoposte ad uno stress tettonico accumulano l'energia fino ad arrivare al punto di rottura della roccia. La roccia non riesce più ad immagazinare tale energia e si comporta in maniera fragile, fratturandosi per fagliamento e liberando l'energia accumulata sottoforma di onde di voluma (le onde sismiche). Si forma in questo modo un terremoto. Il fagliamento produce un movimento relativo dei due blocchi secondo tre principali cinematismi:

1) Faglie dirette o normali
una faglia si dice diretta quando il tetto scende rispetto al muro. In questo caso il settore di crosta terrestre è interessato da un regime tettonico distensivo o divergente (ad esempio in occasione dell'apertura di un rift). Solitamente tali faglie presentano un piano avente inclinazione elevata, attorno ai 60°.


2) Faglie inverse
una faglia si dice inversa se il tetto sale rispetto al muro. In questo caso il settore di crosta risulta raccorciato a causa di un campo di stress tettonico compressivo. Gli angoli del piano di faglia sono piuttosto bassi (attorno ai 30°). Nel caso di angoli molto bassi o nulli si parla di sovrascorrimenti.


3) Faglie trascorrenti
una faglia si dice trascorrente se il piano di faglia è verticale con spostamento orizzontale relativo delle masse rocciose. Tali faglie sono distinte in destre o sinistre; il senso è determinabile ponendosi sulla linea di faglia e osservando il senso della dislocazione del blocco roccioso che si ha di fronte.


Wednesday, 24 November 2010

Zone di taglio (Shear Zone)


Come in tutte le “sheare – zone” (zone di taglio) il taglio principale è associato a sistemi di faglie secondarie:
  • Sistema di faglie secondario tipo R che formano un angolo di 15° rispetto al taglio principale;
  • Sistema di faglie secondario di tipo P che formano un angolo di 15° rispetto al taglio principale;
  • Sistema di faglie secondario di tipo R’ che formano un angolo di 75° rispetto al taglio principale.

Le Isole del Tempo

La biodiversità vegetale del passato mostrata ai ragazzi: la scommessa del libro "Le isole del tempo. Avventure nel mondo verde preistorico"

Chi non conosce il brontosauro o il tirannosauro? Quasi tutti, dai bambini agli adulti. Quanti conoscono rinia o le calamite? Quasi nessuno. Il libro per ragazzi "Le isole del tempo" (Editoriale Scienza), in uscita a novembre 2010, non è nato solo per diffondere la conoscenza dei fossili vegetali e per educare alla storia evolutiva delle piante; il libro è nato dal desiderio di condividere con altri, in particolare coi giovani, l'amore per questo mondo verde lontano e le sensazioni di curiosità, meraviglia, interesse per ciò che i vegetali hanno saputo inventarsi per crescere, adattarsi ad ambienti diversi e spesso ostili, per conquistare un posto al sole per sé e la propria stirpe. Il libro parte da una storia avventurosa per avviarsi al suo nucleo centrale, un "taccuino di viaggio" con oltre trenta tavole botaniche, con illustrazioni scientificamente rigorose ma accattivanti, accompagnate da schede nelle quali si è cercato di introdurre i temi evolutivi, di suscitare interesse attraverso le peculiarità più curiose dei fossili, di collegarli ai lontani parenti attuali, di far conoscere, sorridendo, qualche risvolto del lavoro del paleobotanico, di utilizzare le piante fossili per suscitare il desiderio di apprezzare anche le piante di oggi. Il libro, completato da proposte di attività pratiche e da una suggestiva cronologia, non ha scopo di lucro per gli autori ed è stato realizzato grazie all'aiuto delle Biblioteche Civiche e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Piacerà? È la nostra scommessa. E, come riporta la frase nella retro copertina, "per quanto sia un libro per bambini, potrà informare e divertire persone di ogni età".

Il libro è in vendita presso le librerie; nel caso che la vostra libreria di fiducia ne sia sprovvista può essere ordinato tramite la libreria stessa.
 
 
Autori del libro: Marta Mazzanti, Giovanna Bosi e Riccardo Merlo, con la collaborazione di Paolo Serventi; soci della Società dei Naturalisti e Matematici di Modena

Monday, 15 November 2010

Piehe in sezione geologica

Esempio di una serie di pieghe in cartogrfia e in sezione:

Legenda: MD = Devoniano medio; LD = Devoniano inferiore;
US = Siluriano Superiore;MS = Siluriano medio; LS = Siluriano inferiore;
UO = Ordoviciano superiore; MO = Ordoviciano medio;LO = Ordoviciano inferiore

Esempio di come la giacitura stratigrafica indica la presenza di una piega, evidenziata anche dalla distribuzione litologica, con stessi litotipi che si ripetono secondo delle fascie allungate.

L'analisi accurata delle litologie e delle giaciture stratigrafiche aiuta molto la comprensione della distribuzione delle litologie al di sotto della superficie terrestre.


Pieghe

Geometricamente è possibile definire una piega antiforme se presenta la concavità verso il basso e sinforme se la concavità è rivolta verso l'alto.


Se la successione stratigrafica di una antiforme o di una sinforme ha una polarità normale (i terreni più antichi si trovano stratigraficamente sotto quelli più recenti) , allora la piega si chiama rispettivamente anticlinale e sinclinale. In altri termini possiamo dire che in una anticlinale antiforme nel lato cancavo sono presenti terreni più antichi rispetto a quelli nel lato convesso. In una piega sinclinale sinforme, sul lato concavo sono presenti terreni più recenti rispetto a quelli presenti nel lato convesso. Esistono pieghe anticlinali sinformi che corrispondono a delle pieghe rovasciate per lo più di tipo coricate






Per la rappresentazione in sezione, dipende dai dati della carta. Bisogna vedere come procedono i limiti stratigrafici delle differenti unità litologiche, e le indicazione degli assetti stratigrafici che danno informazioni molto importanti. In funzione della polarità della sucessione stratigrafica si possono fare ipotesi dul tipo di piega e anticlinale, sinclinale, se è coricata, simetrica o assimetrica. La classificazione spaziale di una piega dipende dalla giacitura del piano assiale e dalla linea di cerniera.

Monday, 8 November 2010

Sistema di monitoraggio sui precursori sismici della protezione civile di Montebelluna

La Protezione Civile di Montebelluna si è dotata di un sistema di montoraggio dei precursori sismici eletromagnetici (De Luca, 2010).

Il sistema di monitoraggio sarà in grado di rilevare le onde elettromagnetiche (VFL, UFL) generate dallo sfregamento delle masse rocciose per effetto delle sollecitazioni durante un evento sismico. Questo allo scopo di potere fare opportune considerazioni sulle previsioni sismiche di una data regione.

da:

Thursday, 28 October 2010

Vanga del Diavolo - Serramazzoni (App. modenese) - Carta Sismologica


La cartografia inerente alla distribuzione degli epicentri (dal database ISIDe dell'INGV) in una porzione dell'Appennino modenese.  
L'epicentro in verde del 2007 rappresenta l'evento sismico in corrispondenza della faglia della Vanga del Diavolo. Tale struttura che mostra un solo evento di limitata intensità, è da considerarsi potenzialmente attiva in tempi recenti (sicuramente a partire dalla fase ligure, Eocene medio). Data l'elevata frequanza degli eventi sismici dal 2005 ad oggi, l'area è da considerarsi "sismicamente attiva". 

Saturday, 23 October 2010

Vanga del Diavolo - Serramazzoni (Appennino Modenese)

In relazione alla discussione sul Forum di Natura Mediterraneo si vuole riportare uno stralcio della carta Geologico-Strutturale dell'Appennino Modenese (Bettelli, Panini, Capitani, 2002) inerente all'area in oggetto.


Il sito è collocato a sud dell'abitato di Faeto.
Dall'immagine si nota un allineamento di superfici planari con forma triangolare in taluni casi mal conservati e inerbiti. Le superfici triangolari e trapezoidali sono un esempio del modellamento da parte dei processi esogeni in corrispondenza di una faglia evidenziata nella carta di seguito (Bettelli, Panini, Capitani, 2002):

Le faccette triangolari e la fascia di ringiovanimento che si ritrova a mezza altezza per quasi tutto il versante possono dare delle informazioni sulla probabile attività della faglia. Tale attività vorrebbe verificata in campagna osservando l'evventuale ringiovanimento lungo la superficie della faglia.


La nostra "Vanga" (e tutto il versante) di origine tettonica, attualmente è modellata da processi di degradazione superficiale che formano delle coltri di detrito ai piedi del versante.

Il modello morfogenetico che descrive la genesi di tale versante è rappresentato dal “modello denudazionale” per recessione rettilinea con variazione dell’inclinazione del versante (Brancaccio e al., 1978). Il versante è stato modellato da una serie di processi di alterazione chimica ed erosione fisica, in corrispondenza della principale struttura tettonica portando all’arretramento del versante e/o alla sua riduzione di pendenza.

Si può paragonare tale forma alla morfostruttura piramidale di Vesallo nell'Appennino reggiano.


Nella Carta Geologica d'Italia al 50.000 si vede il contatto tettonico tra i Flysh di Monte Cassio (MCS - Creataceo-Eocene) e le Argille a palombini (APA - verde scuro), e le Argille Varicolori di Cassio (AVV - Verde chiaro).

Stratigraficamente appartengono entrambe alle LIGURIDI e più precisamente AVV e APA sono tutte quelle litologie che negli anni '70 venivano definite come "caotico indifferenziato". A partire daglia anni '80/90 si sono distinte differenti litologie per lo più con matrice argillosa in cui si rinvengono blocchi litoidi (app. modenese). In altre zone si conservano bene la stratigrafia fortemente deformata dalla tettonica (app. parmense). Tali formazioni sono denominate anche pre-Flysh
Al di sopra si trovano i Flysh e Monte Cassio con contatto Tettonico


Bibliografia:
BETTELLI G., PANINI F., CAPITANI M. (2002); Carta Geologico – Strutturale dell’Appennino Emiliano Sudorientale. Da: Atti del terzo seminario sulla cartografia geologica.
BRANCACCIO L., CINQUE A., SGROSSO I (1978); L’analisi morfologica dei versanti come strumento per la ricostruzione degli eventi neotettonici. Mem. Soc. Geol. It., 19, pp. 621-626.
CATRA GEOLOGICA D'ITALIA ALLA SCALA 50.000 - FOGLIO 219 "SASSUOLO"

Wednesday, 29 September 2010

Clivaggio/Foliazione da crenulazione

Tali strutture si ritrovano in rocce metamorfiche.
Le foliazioni da crenulazione sono formate da pieghe o pieghe a chevron sviluppate in una foliazione presistente. La nuova foliazione taglia trasversalente quella precedente (in taluni casi mostrando dei piani di clivaggio).
Foliazione da crenulazione simmetrica: le pieghe di neoformazione sono simmetriche e la foliazione da crenulazione è rappresentata dai fianchi;
Foliazione da crenulazione asimmetrica: le pieghe di neoformazione sono assimetriche e la foliazione da crenulazione è rappresentata dal solo fianco;
La vecchia foliazione è preservata all'interno del microlithos, sia come cerniera della crenulazione simmetrica sia come uno dei due fianchi delle crenulazioni asimmetriche.
La foliazione a causa degli stress tettonici, può diventare un clivaggio da crenulazione (crenulation clevage) dove è possibile riconoscere i due domini seguenti:
  • M-domaines: (dominio a mica) formato da minerli micacei costituente un dominio di clivaggio;
  • QF-domaines: (dominio quarzo-feldspato) formato da minerli di quarzo e feldspato (microlithon);



E' possibile distinguere:
Foliazione (clivaggio) da crenulazione zonale:  l'orientazione dei minerali di forma piatta varia di continuo dal microlithon al dominio di clivaggio e che all'interno del dominio di clivaggio i minerali di forma piatta non sono rigorosamente paralleli al nuovo dominio di clivaggio ;
Foliazione (clivaggio) da crenulazione discreta: si ha una netta discontinuità di orientazione che caratterizza il limite tra il dominio di clivaggio e il microlithon.

***
Nella terminologia anglosassone si parla quasi esclusivamente di clivaggio e non di foliazione. Il termine foliazione viene usato nella terminologia italiana.

Bibliografia
  • Davis G.H., Reynolds SJ. (1996); Structural geology of rocks and regions. JOHN WILEY & SONS Ed.

Monday, 27 September 2010

Criterio per determinare il senso di movimento relativo dei due blocchi di faglia

Fratture secondarie
In associazione ad una zona di taglio principale denominata M, si rinvengono diverse strutture che sono state denominate fratture secondarie denominate rispettivamente (in base alla figura seguente):


Gruppo T: costituiscono le fratture di tensione o di tipo T; si sviluppano ad un angolo di 45° dal taglio principale, generando dei sistemi en échelon. Sono le prime strutture a formarsi e successivamente, al progredire della deformazione, tendono ad assumere una forma sigmoidale e poi vengono tagliate. Spesso il vuoto che si forma per l’apertura della frattura viene riempito da calcite o più raramente da quarzo. Importante è il tipo di mineralizzazione, a mosaico oppure fibrosa (la direzione delle fibre ci aiuta a capire la direzione di apertura se è per estensione pura oppure se ha una componente di taglio).

Gruppo R: sono compresi entro questo gruppo tutte quelle fratture secondarie che presentano una componente di taglio. Sono delle fratture di Riedel coniugate (R e R’) che presentano un angolo fra loro di 60°. Rispetto alla zona di taglio (M) le fratture R formano un angolo di 15° e il movimento è concorde a quello del taglio principale e pertanto si definiscono “fratture secondarie a basso angolo sintetiche”; le fratture R’ formano un angolo di 75° rispetto al piano di taglio principale ed il movimento è opposto e pertanto si definiscono “fratture secondarie ad alto angolo antitetiche”

Gruppo P: sono compresi entro questo gruppo tutte quelle fratture secondarie simmetriche alle fratture di tipo R, rispetto al piano principale di taglio (M), e presentano un movimento sintetico. Generalmente formano un angolo di 15° rispetto alla superficie di taglio principale.

I criteri per la determinazione del senso di movimento dei blocchi in funzione delle fratture secondarie si dividono come segue (si ricorda che il senso di movimento dei blocchi è lo stesso che nella figura precedente):

Criterio T per individuare il movimento relativo:
  • Il piano di faglia (M) è completamente striato mentre le fratture di tipo T non sono striate;
  • Le fratture T presentano un angolo con il piano di faglia (M) di circa 30°;
  • Le fratture T possono presentarsi aperte o con riempimento di minerale (generalmente in calcite);
  • Le fratture T possono essere incurvale, formando un angolo prossimo a 90° con la superficie di faglia (M) (fratture di tensione lunate simili a quelle provocate dai movimenti dei ghiacciai tipo rocce montonate);
 
Criterio RO per individuare il movimento relativo:
  • Sono presenti solo fratture secondarie di tipo R e R’ che mostrano la superficie striata;
  • Lo specchio di faglia presenta delle fratture secondarie di tipo R immergenti a basso angolo all’interno del piano di faglia (M);
  • Lo specchio di faglia presenta (non sempre) fratture secondari di tipo R’ immergenti ad alto angolo all’interno del piano di faglia (M);
  • Il piano di faglia principale (M) non presenta striature;
Criterio RM per individuare il movimento relativo:
  • Il piano di faglia (M) presenta delle fratture secondarie di tipo R immergenti a basso angolo all’interno del piano;
  • Il piano di faglia principale (M) è completamente striato;
  • Fratture secondarie di tipo R si possono trovare associate a strutture lunate, definendo un particolare indicatore cinematica denominato fratture a mezzaluna;

 

Criterio PO per individuare il movimento relativo:

  • Sono presenti solo le fratture secondarie di tipo P;
  • Tali fratture si mostrano con piccole superfici striate che guardano in direzione opposta al movimento del blocco mancante;
  • Tali strutture non sono immergenti entro il piano principale di faglia (M);
Criterio PT per individuare il movimento relativo:

  •  Sono presenti le fratture secondarie di tipo P associate alle fratture secondarie di tipo T;
  • Le fratture di tipo P mostrano striature sul loro piano, mentre le fratture T non presentano striature;
  • Le fratture P non sono immergenti entro il piano principale, mentre le fratture T immergono all’interno del piano di faglia (generalmente con un angolo di 30°);
  • L’interferenza delle fratture P e T determina sul piano di faglia (M) una superficie con piccoli gradini;

 
Elementi striatori

Altri indicatori del senso di movimento relativo dei blocchi di faglia sono gli elementi striatori della superficie di faglia. Tali elementi sono rappresentati da piccoli ciotoli con una durezza superiore allo specchio di faglia, e a causa della frizione tra i due blocchi, tendono a striare lo specchio di faglia e ad incunearsi al suo interno. Le striature vengono definite grooves alla cui terminazione è posizionato l’elemento striatore. La posizione finale dell’elemento striatore indica il verso del blocco mancante.

Gradini in minerali fibrosi

Sono costituiti da cristallizzazioni in minerali fibrosi (generalmente calcite) sulla superficie di faglia, in corrispondenza di irregolarità del piano di faglia stesso. Solitamente da una parte il minerale fibroso si raccorda perfettamente alla superficie della faglia, e dall’altro lato presenta un gradino, la cui alzata risulta più o meno inclinata rispetto al piano di faglia. La superficie del gradino è generalmente liscia o striata secondo il senso di movimento del blocco mancante. La polarità del gradino ed il senso di crescita delle fibre danno delle indicazioni sul verso di movimento del blocco mancante, e pertanto si può risalire alla tipologia della faglia. Nella figura sottostante vengono mostrati i gradini in minerali fibrosi (a), e con la freccia il movimento del blocco mancante (b).

 


 Bibliografia

  • BALOCCHI P. (2003); Analisi mesostrutturale e macrostrutturale delle strutture fragili presenti nelle unità del gruppo di Bismantova affioranti tra Zocca e Castel d'Aiano (Appennino modenese e bolognese). Tesi di laurea inedita. Dip. Sc. della Terra Università di Modena e Reggio Emilia.

  • CLOOS (1955); Experimente analysis of fracture patterns.Bull. Geol. Soc. America, 66

  • PETIT J. P. (1987); Criteria for the sense of movement on fault surfaces in brittle rocks. J. Struct. Geol., Vol. 9(5/6), 597-608.

  • RIDEL W. (1929); Central Blatt fur Mineralogie, Geologie und Palaontologie. Zur Mechanik geologischer Brucherscheinungen, 354-368pp.

  • SKEMPTON A. W. (1966); Some observations on tectonic shear zone C.R. Congres. Soc. Int. Mecan. Roches, Lisbonne, theme 3, 329-335pp.

  • WILCOX R. E., HARDING T. P. & SEELY D. R. (1973); Basic wrench tectonic. American Ass. Petrol. Geol. Bull., 57(1), 74-96.

Thursday, 23 September 2010

Notte dei ricercatori Emilia - Romagna

Per tutta la notte del 24 settembre 2010 in Emilia - Romagna e in tutta Europa ci sarà la manifestazione "La notte dei ricercatori" dove saranno i protagonisti.
Le piazze, le università e i centri di ricerca della regione, saranno animate da ricercatori che per una sera saranno a disposizione di grandi e piccoli per parlare di scienza. Le manifestazioni presentano diversi tipi di attività:
Esperimenti e dimostrazioni, giochi scientifici e laboratori per i bambini, lezioni brevi e mini conferenze di carattere divulgativo, caffè e aperitivi scientifici con l'incontro di ricercatori e docenti, mostre, foto e video documentari per m ostrare la scienza in modo differente, spattacoli, musica e talkshow

A modena i Musei Anatomici, il Museo di Zoologia e Anatomia Comparata e l'Orto Botanico di Modena vedranno un'apertura straordinaria al pubblico. Come potete vedere al link sono previste numerose e interessanti attività e incontri coi Docenti e Ricercatori dell'Università di Modena e Reggio Emilia.

Geologia delle Isole Tremiti

Il viaggio turistico di un geologo alle isole Tremiti si trasforma in un laboratirio naturale dove la geologia, la tettonica e la geomorfologia si concretizzano in uno dei paesaggi più belli dell'Italia.
L'articolo vuole descrivere il paesaggio visto in modo differente, cercando di condurre il visitatore a scorgere quegli aspetti che solitamente non si osservano o vengono tralasciati.


Riassunto: Le isole Tremiti richiamano ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo. Le meraviglie osservate, ammirate e fotografate ogni giorno non sono altro che l’effetto del corso della natura in milioni di anni. Dall’esperienza turistica nasce un approfondimento dettagliato della formazione e della storia dell’arcipelago da un punto di vista geologico e litologico. Un percorso turistico ad alto contenuto scientifico

Monday, 20 September 2010

Rapporti stratigrafici

Per rapporti stratigrafici si definiscono le relazioni geometriche e temporali che caratterizzano i limiti verticali e laterali di due unità litologiche a contatto tra loro.


Limiti litologici: il limite tra due unità a contatto tra loro. Tale limite può essere:
Graduale se le litologie passano gradualmente da un’unità all’altra unità;
Netto quando il limite è assimilabile ad una superficie e il passaggio è repentino da un’unità all’altra;
Erosivo se la superficie di passaggio è di tipo erosivo;


Successioni concordanti e discordanti: lungo le superfici limite, due unità stratigrafiche possono contrarre rapporti reciproci geometrici di concordanza o discordanza.
Concordante: successione stratigrafica verticale con strati tra loro paralleli, orizzontali o inclinati che siano;
Discordante: successione stratigrafica con strati tra loro non paralleli, ma con inclinazioni differenti e angoli più o meno accentuati.

Onlap: terminazione della stratificazione orizzontale direttamente su una superficie inclinata.
Downlap: terminazione di strati originariamente inclinati che si appoggiano su una superficie limite orizzontale o lievemente inclinata.
Toplap: terminazione della stratificazione, accompagnata da una modesta erosione, di strati originariamente inclinati rispetto a una superficie limite orizzontale di non deposizione.
Troncatura erosiva: terminazione degli strati dell’unità inferiore rispetto a una superficie limite a carattere erosivo, suborizzontale e spesso con andamento irregolare.

Successioni continue e discontinue: in relazione ai processi di sedimentazione è possibile definire i rapporti temporali tra due unità stratigrafiche in continuità o discontinuità di sedimentazione.
I contatti litologici graduali esprimono, come è intuitivo, una continuità di sedimentazione; quelli netti, invece, possono riflettere sia situazioni di continuità, pur attraverso un brusco cambio nel tipo di sedimentazione, sia interruzioni più o meno lunghe nella deposizione. Un contatto di tipo erosivo implica una discontinuità temporale, dal momento che una parte dell’unità è stata rimossa per erosione.
Una discontinuità temporale acquista il significato di discontinuità stratigrafica quando rappresenta un intervallo di tempo significativo alla scala geologica. Il tempo geologico non rappresentato da sedimento lungo una superficie di discontinuità è definito come lacuna stratigrafica.

In relazione ai rapporti geometrici e temporali delle successioni sedimentarie è possibile definire i principali tipi di discontinuità stratigrafica:
Unconformity: (discordanza, discontinuità) è una superficie di separazione tra due unità litologiche che rappresenta un’interruzione significativa nella sedimentazione. Si definisce una discontinuità stratigrafica in generale.
Disconformity: (disconformità) discontinuità stratigrafiche prodottesi attraverso l’erosione subaerea di rocce emerse causa l’abbassamento del livello marino e non accompagnata da deformazioni tettoniche.
Angular unconformity: (discordanza angolare) quando l’interruzione della sedimentazione è accompagnata da deformazione tettonica ed erosione subaerea.
Paraconformity: (paraconcordanza) successioni sedimentarie geometricamente concordanti ma discontinue.
Nonconormity: (discordanza basale) in cui la successione sedimentaria ricopre il basamento cristallino.



Bibliografia:
BOSELLINI A., MUTTI E., RICCI LUCCHI F. (1997); Rocce e successioni sedimentarie. Scienze della Terra. UTET Ed..
SIMPSON B. (1996); Lettura delle carte geologiche. DARIO FLACOVIO Ed..

Saturday, 18 September 2010

Costruire un profilo geologico

Per ricavare informazioni geologiche superficiali e profonde di un dato territorio, è importante l'interpretazione corretta delle carte geologiche, le quali rappresentano un documento di partenza indispensabile al geologo e ad altre figure professionali (ingegnere, architetto, geometra, paesaggista, ecc.).
La lettura ed interpretazione dei dati riportati in carta deve essere sempre accompagnata dalle sezioni geologiche che aiutano a comprendere l'andamento della geologia nel sottosuolo.
Partendo dalla carta geologica e dalle informazioni contenute in essa, è possibile ricavare in tempi brevi e in base all'esperienza, una sezione geologica ben dettagliata.
Di seguito si riportano alcuni link sull'argomento:
http://users.unimi.it/paleomag/pdf/profili.pdf
http://geoingegneria.dits.uniroma1.it/We...egeologiche.pdf
http://www.usouthal.edu/geology/haywick/GY111/faults.pdf

Monday, 23 August 2010

Ellissoide della deformazione e strutture tettoniche

L’ellissoide della deformazione descrive come la forma di un immaginario oggetto circolare di riferimento sia stato modificato dalla distorsione. Si definiscono gli assi principali come direzione di massima estensione (x), direzione di minima estensione (z) e di estensione media (y); gli assi tra loro sono ortogonali.

Nelle immagini seguenti vengono descritti per semplicità, i soli assi della deformazione (x,y,z) messi in relazione alle principali strutture tettoniche.

Strutture Tettoniche: joint (gli assi y e z possono essere invertiti causa una rotazione di 90° intorno all'asse x)


Strutture Tettoniche: Faglie normali


Strutture Tettoniche: Faglie inverse


Strutture Tettoniche: Faglie trascorrenti


Strutture Tettoniche: Pieghe

Thursday, 22 July 2010

Genesi della morfostruttura piramidale di Vesallo (Appennino Reggiano)

L'articolo inerente alla morfostruttura piramidale di Vesallo con cui si chiude il primo ciclo di studi sulle morfostruttura piramidali.
Attraverso il rilevamento altimetrico e l’elaborazione della Carta del microrilievo naturale, la Carta dell’esposizione del versante, la Carta dell’inclinazione del versante e il DEM (Digital Elevation Model) è stato possibile definire l’assetto altimetrico della morfostrutura e riconoscere alcune forme dovute al modellamento naturale dei versanti. Il rilevamento geologico–strutturale in corrispondenza di alcuni affioramenti in prossimità della morfostruttura piramidale ha messo in evidenza come la morfologia sia controllata sia dalle faglie, sia dalle pieghe (assetto stratigrafico delle strutture plicative), come si rinviene da due affioramenti, il primo collocato sul lato a nord e il secondo sulla vetta della morfostruttura dove è conservata la stratificazione.

Dallo studio condotto si evince che le strutture tettoniche hanno influenzato il modellamento dei versanti da parte dei processi di erosione e alterazione chimica.

Wednesday, 21 July 2010

Rilevamento geologico-strutturale e studio altimetrico della morfostruttura piramidale di Vesallo e considerazioni sulla morfogenesi (App. reggiano).

E' in via di stesura l'articolo inerente allo studio della morfostruttura piramidale di Vesallo. Si riporta di seguito il riassunto inerente all'articolo in publicazione sul GeoR.C.it - GeoBlog.
Lo studio utilizza metodologie dell'analisi altimetrica con la restituzione dei dati mediante carte tematiche, per descrivere l’andamento spaziale della superficie topografica e le principali forme del paesaggio. Si accompagna un rilevamento classico geologico-strutturale con rappresentazione mediante stereogrammi dei dati rilevati allo scopo di descrivere la geometria spaziale delle principali strutture.

Riassunto: Attraverso il rilevamento altimetrico e l’elaborazione della Carta del microrilievo naturale, la Carta dell’esposizione del versante, la Carta dell’inclinazione del versante e il DEM (Digital Elevation Model) è stato possibile definire l’assetto altimetrico della morfostrutura e riconoscere alcune forme dovute al modellamento naturale dei versanti. Il rilevamento geologico–strutturale in corrispondenza di alcuni affioramenti in prossimità della morfostruttura piramidale ha messo in evidenza come la morfologia sia controllata sia dalle faglie, sia dalle pieghe (assetto stratigrafico delle strutture plicative), come si rinviene da due affioramenti, il primo collocato sul lato a nord e il secondo sulla vetta della morfostruttura dove è conservata la stratificazione.

Monday, 28 June 2010

Stone Spheres a Carpineti

Nei pressi del castello di Carpineti sono presenti alcune Stone Spheres. Tali sfere si ritrovano all'interno della Formazione di Pantano che rappresenta un corpo litologico ben cartografato nei pressi di Carpineti costituito da arenarie.

Si può notare la buona sfericità in questa sfera tagliata per effetto di una probabile faglia.

Si devono essere formate per diagenesi precoce di porzioni all’interno delle arenarie della Formazione di Pantano. Successivamente l’erosione le ha portate alla luce e la loro maggiore resistenza agli agenti atmosferici a fatto si che queste sfere si potessero conservare molto bene anche in giacitura come è visibile lungo il sentiero di crinale del castello.

Aggiornamento sulla campagna di Vesallo 2010

La morfostruttura di Vesallo è una forma naturale generata dai processi di erosione e alterazione chimica lungo le principali strutture tettoniche. La prova è il ritrovamento all'apice della morfostruttura di un piccolo affioramento della Formazione di Ranzano dove è conservata la stratificazione S0 con direzione N 200° e inclinazione 70°. Inoltre sul lato nord della morfostruttura piramidale è presente un affioramento della medesima formazione dove è conservata la stratificazione S0 con due orientazioni preferenziali con direzione N 390° inclinazione 50°, e direzione N 230° e inclinazione 40°. Questa diversa orientazione dei piani di strato indica la presenza di pieghe, come mostra un affioramento nelle vicinanze (attualmente in studio). La Formazione di Ranzano è costituita da alternanze arenaceo-pelitiche con rapporto A/P molto < di 1. Nella litologia argillosa si ritrovano delle superfici di clivaggio (con carattere penetrativo, ossia riscontrabile in tutto il volume della roccia) che presentano orientazioni differenti e in taluni casi con direzione parallela alla stratificazione e inclinazione verticale. Tali superfici si mostrano perfettamente lucide e con incisioni dovute al movimento dei due blocchi, comportandosi come piccole faglie alla scala mesoscopica.

La formazione delle morfostrutture piramidali è comunque dovuto al modellamento da parte degli agenti di alterazione chimica e fisica che attaccano la superficie delle rocce (è ben visibile in affioramento dove alla base si forma un deposito di detrito di versante) in corrispondenza della superficie di strato e delle superfici di clivaggio le quali si comportano come piani di faglia.

Monday, 21 June 2010

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana

Dal sito dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia si legge la lettera indirizzata al Presidente della Repubblica Italiana.

Ciò che si legge è veramente assurdo e rende il nostro paese lo "zimbello" di un sistema che dovrà prima o poi cadere.

Come è possibile che si accusano le persone sbagliate dell'omicidio di vite umane. Credo profondamente che gli unici responsabili del disastro dell'Abruzzo non sia la ricerca scientifica e chi ci stà dietro, ma piuttosto "accuso" e mi arrabbio con tutte quelle persone che avrebbero dovuto svolgere il loro compito istituzionale e professionale per rendere i paesi interessati dal terremoto sicuri.
Non è colpa della ricerca se lo studenttato è crollato, non è colpa della ricerca se l'ospedale è crollato. Eppure quelle due strutture dovevano stare in piedi e invece si sono accasciate al suolo come carta bagnata (e con esse tante altre case che a dire degli ingegneri dell'Emilia Romagna erano state costruite con cemento un tantino scadente).
Gli ingegneri, le istituzioni governative locali, chi doveva controllare le strutture al termine della realizzazione, loro sono i responsabili e coloro che dovrebbero pagare per quello che è successo.
Non esistono attualmente prove certe sulla previsione dei terremoti, l'unica difesa sicura è COSTRUIRE secondo dei criteri antisismici precisi, ner rispetto delle norme che esistono ma che mai sono state applicate in Abruzzo e i due simboli dello studentato e dell'ospedale lo testimoniano.

Interno della Terra

Terremoti

Friday, 11 June 2010

Metodi per la determinazione della direzione, immersione e inclinazione di una sucessione di unità litologiche

Per utilizare i seguenti metodi cartografici, è necesario semplificare il modello geologico - stratigrafico, assumendo che i limiti tra le differenti unità litologiche siano rappresentati da superfici di forma planare e regolare.
Pertanto il metodo delle linee di direzone e il metodo dei tre punti, hanno validità locale e non alla scala regionale, dato che in natura i limiti tra unità litologiche sono generalmente rappresentati da superfici non planari e irregolari.

Metodo delle linee di direzione


Determinare la direzione della successione nel modo seguente:
  • Considerare il limite tra pelite e calcare;
  • I punti a, a1, a2, a3 si trovano tutti a 300 m s.l.m.
  • Congiungere i quattro punti con una linea (linea di direzione o isoipsa di strato
  • Considerare i punti b, b1, b2, b3 e disegnare la linea che li congiunge (linea di direzione) che si trova alla quota di 200 m s.l.m.
  • Le due linee così determinate sono parallele tra loro
Determinare l’inclinazione della superficie di strato
  • Considerare un punto (X) che si trova sulla linea di direzione dei 300 m
  • Considerare un punto (Y) che si trova sulla linea di direzione dei 200 m
  • Si calcola il dislivello della superficie di strato tra il punto X e Y; tale dislivello è di 100 m
  • Si calcola con la scala della carta la distanza tra i punti X e Y; tale distanza corrisponde alla distanza tra le due linee di direzione corrispondente a 500 m (scala della carta)
  • Si calcola la pendenza definita come il rapporto tra in dislivello (100 m) e la distanza (500 m) tra i punti X e Y; pendenza = 1/5
  • Si calcola l’inclinazione definita come:
    inclinazione = arctg pendenza
    nel nostro caso è di circa 11°
  • L’immersione si ricava dalle linee di direzione; poiché la superficie di strato presenta un dislivello verso est, allora l’immersione è verso est.
Considerando i punti posti su differenti isoipse (metodo dei tre punti) Considerando il limite tra calcare e argillite si ha:
  • Si definiscono i punti in cui il limite interseca le isoipse: B 600m; C 500m; D 400m E 300m e A 200m
  • Si unisce il punto A e B
  • Si assume che il limite tra le argilliti e i calcari sia una superficie piana e quindi tra il punto A e B la superficie ha un dislivello di 400m
  • Si divide la distanza AB in quattro parti uguali determinando C’, D’, E’
  • Si congiunge C a C’ che rappresenta la linea di direzione di 500m
  • Si costruiscono le altre linne di direzione DD’, EE’
  • Col metodo delle linee di direzione è ora possibile determinare l’immersione e inclinazione della superficie
da: Simpson Brian, Lettura delle carte geologiche. Dario Flacovio Ed.

Thursday, 3 June 2010

Prof. C. Doglioni

Ho trovato in rete una bella rassegna stampa del Prof. Carlo Doglioni, noto geologo italiano che si occupa di ricerca nel campo della Geologia, Geoginamica, Geologia Strutturale.

Ringrazio il Prof. Doglioni per il grande contributo alla ricerca scientifica.

Astronomia e Terremoti

Ho letto di recende su alcuni Forum di una teoria per la previsione dei Terremoti: Teoria Bendandiana.
Raffare Bendandi sosteneva che tutte le manifestazioni terrestri e solari sono causate da uno squilibrio gravitazionale, e che esiste un'influenza solare decisiva nelle manifestazioni naturali.. In un suo libro descrive la sua teoria sull'origine cosmica dei terremoti.
Sarebbe molto interessante verificare tale teoria, se solo il ricercatore indipendente di Faenza avvesse lasciato a noi posteri qualche documento dove spiega il procedimento del suo pensare. Infatti si narra che abbia bruciato molti dei suoi lavori.
Se qualcuno sapesse di più sull'argomento, chiedi di contattarmi per mail.
Grazie

Saturday, 29 May 2010

Pubblicazione n°3/2010

Sono riuscito a pubblicare il terzo articolo inerennte alla ipotesi genetica delle Morfostrutture Piramidali.

Per chi sia interessato è possibile leggere l'articolo nel GeoBlog del GeoR.C.it.

Rimango a disposizione per chiarimenti inerenti alla Pubblicazione