Le Alpi si sono formate in seguito all’affioramento causato da uno "scarico di zavorra" anziché da una compressione


Le rocce alpine sono diventate una catena montuosa perché si sono staccate dal pesante strato sottostante la placca europea interessata dal fenomeno della subduzione. È questa la teoria proposta da E. Kissling dell’Istituto di Geofisica dell’ETH di Zurigo e da F. Schlunegger dell’Istituto di geologia dell’Università di Berna nel loro nuovo modello di formazione delle Alpi pubblicato di recente. Le ipotesi avanzate finora partivano dal presupposto che le Alpi si fossero formate in seguito alla compressione tra la placca adriatica a sud e la placca europea a nord. Tuttavia, numerosi dati geofisici e geologici più recenti contraddicono il vecchio modello "bulldozer".

La parte più rigida del pianeta Terra, denominata litosfera, è frammentata in una serie di placche che galleggiano sul sottostante mantello viscoso come delle zattere. Queste placche sono formate da due strati, la crosta superiore e la cosiddetta mesosfera inferiore. La costa garantisce la spinta ascensionale, impedendo che la pesante mesosfera affondi nel mantello. Le parti oceaniche delle placche della litosfera hanno una crosta molto più sottile delle parti continentali e quindi anche una minore spinta ascensionale: nelle cosiddette zone di subduzione, la litosfera oceanica può interamente affondare nel mantello e causare il movimento della parte continentale della placca lungo la superficie terrestre.

Gli inizi della formazione delle Alpi sono stati caratterizzati da una simile subduzione, durante la quale la vecchia parte oceanica dell’Europa è sprofondata sotto al continente adriatico-africano più a sud. Dopo la subduzione dell’intero oceano, le due placche litosferiche continentali si sono scontrate come in una collisione tra due zattere. Secondo il vecchio modello di formazione delle Alpi centrali svizzere, tale collisione tra le due placche continentali ha causato una compressione e un accatastamento del materiale roccioso che si trovava in mezzo.

I recenti dati geofisici sulla struttura profonda delle Alpi e le ultime conoscenze geologiche sulla formazione dell’Altipiano fanno tuttavia ritenere che la compressione tra le due placche, se mai si è verificata, abbia contribuito solo in minima parte alla formazione della catena montuosa. È più probabile che le rocce alpine siano diventate una catena montuosa perché la crosta continentale si è staccata dal pesante strato inferiore della placca europea interessata dal fenomeno della subduzione. La crosta, spessa fino a 60 km, ha quindi subito una forte spinta ascensionale supplementare e da allora sostiene senza problemi il peso della roccia come un iceberg che galleggia sull’acqua. La maggiore spinta ascensionale della crosta continentale compensa costantemente l’altezza delle montagne, che altrimenti diminuirebbe a causa dei processi di erosione. I fiumi e i ghiacciai modellano le montagne per erosione e sedimentazione nel bacino di avampaese, un tempo nell’Altopiano svizzero e oggi nella Pianura Padana.

Nel nuovo modello sulla formazione delle Alpi, in primo piano ci sono quindi le forze gravitative e quindi ad azione verticale della placca galleggiante. Il modello dei due autori si differenzia quindi dal vecchio modello "bulldozer", in cui sono le forze orizzontali a giocare un ruolo centrale.

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