Terremoto in Giappone

Il giorno 11 marzo 2011 si è verificato un terremoto con epicentro al largo delle coste orientali del Giappone. La scossa sismica di M 8,9 ha avuto un risentimento lungo la costa pari al VI, VII grado della scala Mercalli che definisce l'intensità macrosismica come "qualche leggera lesione negli edifici, con caduta di fumaioli", con alcuni punti in prossimità del VIII definita come "rovina parziale di qualche edificio".
Gli edifici hanno retto molto bene alla scossa, infatti, i danni maggiori sono stati provocati  dallo
tsunami generatosi subito dopo il grosso evento sismico. L'onda anomala in pochi minuti si è scagliata conto le coste del Giappone, devastando gran parte dei centri abitati e modificando completamente il paesaggio (Vedi immagini di La Repubblica, New York Times). Dopo 12 ore lo tsunami è arrivata anche lungo le coste della California, mostrando ancora una volta, come un evento di questa entità possa avere ripercussioni anche a lunga distanza (si ricorda lo tsunami in occasione del terremoto a Sumatra nel 2004, che ha prodotto dei danni alle cose e alle persone anche lungo le coste dell'India).
Sono interessanti alcuni dati della
carta dell'USGS che mostrano i differenti incrementi in cm del movimento lungo il piano di faglia, con una concentrazione massima in corrispondenza dell'epicentro, oltre al fatto che tutti gli eventi sismici mainshock e aftershock si concentrano in corrispondenza di un piano con debole immersione NW, e quindi la struttura tettonica che ha causato l'evento sismico può essere descritta come thrust (vedi meccanismi focali) a direzione NNE-SSW e debolmente. Tale assetto strutturale è un accordo con il modello tettonico globale.

Un evento naturale che ancora una volta ci mostra la grandezza del nostro pianeta, di come vive ed è in continua evoluzione, mostrando anche l'essere umano come piccolo di fronte alla natura.

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