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Il sistema vulcanico Bardarbunga: geologia e tettonica

Fig. 1 - Sistema vulcanico Bardarbunga e vulcano principale (B) Il sistema vulcanico Bardarbunga (fig. 1) si estende per una lunghezza di 190 km e una larghezza di 25 km ed è localizzato nella parte vulcanica dei rift orientali. Circa un terzo del sistema vulcanico si trova sotto la parte nord-occidentale del ghiacciao Vatnajokull . Il vulcano centrale  Bardarbunga si trova all'interno della parte coperta da ghiaccio. Un secondo vulcano Hamarinn si trova a 20 lm a SW del Bardarbung.  L'area è caratterizata da una serie di fessure, caratterizate da una tettonica estensionela distinta. Le strutture sono rappresentate da graben di lunghezza di circa una decina di km. Le fessure vulcaniche sono attive con singole eruzioni lineari. La zona di rifting termina a SW dove si entra nel sistema vulcanico Torfajokull più vecchio. Il tipo di magma dominante è basaltico- tholeiite , ma si può avere anche un magma più acido con attività esplosive lungo le fessure . L'...

Geologia e Sismicità dell'Arco Ellenico e della Grecia Centrale

Propongo un buon articolo divulgativo  a  cura di: Matteo Autuori, Emanuele Maiorana Il Mar Mediterraneo è sede di una delle più complesse attività tettoniche dell'intero Pianeta, attività che con grande forza, anno dopo anno, ne sta modificando l'aspetto . Motore primario di tale forza è rappresentato dallo scontro titanico tra due enormi placche tettoniche: la Placca Euroasiatica a nord e la Placca Africana a sud. La complessità è invece data dal fatto che, tra le due placche principali, esistono altre placche minori (microplacche) che vanno a creare una sorta di puzzle geologico di enorme fascino. In questo ambito approfondiremo gli aspetti tettonici del Mediterraneo Orientale ed in particolare quelli relativi all'Arco Ellenico, settore del "Mare Nostrum" a sud della Grecia. Continua a leggere su:  Studio Precursori Sismici

Lo studio del Laboratorio Cavone si conclude: nessuna relazione tra la produzione e reiniezione al Cavone e gli eventi del 20 e 29 maggio 2012

Il Prof. Marco Mucciarelli riporta quanto segue sul suo blog: Sul sito del Laboratorio Cavone è disponibile la relazione finale del gruppo di sei esperti delle massime istituzioni scientifiche USA che hanno esaminato i dati prodotti negli esperimenti richiesti dalla commisione ICHESE per poter sciogliere il dubbio circa la causa degli eventi in Emilia nel 2012. Questa volta il verdetto è inequivocabile. Il gruppo di lavoro ha concluso che non c'è nessuna relazione tra la produzione o la reiniezione al Cavone e gli eventi del 20  e 29 maggio, ne in termini di induzione ne di innesco (viene definita trascurabile l'ipotesi di un anticipo o ritardo rispetto ai tempi naturali). Per chi non volesse leggere tutto il rapporto, qui di seguito ci sono le conclusioni originali (in corsivo) con la traduzione del Prof. Mucciarelli. Because injection volumes at Cavone are about half the total fluid production volume, and  because injection pressures have been held close to th...

Conclusioni dell’attività di monitoraggio del Laboratorio Cavone 27/06/2014

Di seguito vengono riportate le conclusioni dell’attività di monitoraggio e studio sulla Concessione di coltivazione di idrocarburi “Mirandola” (Laboratorio Cavone), in particolare i “Risultati del programma di prova interferenza/iniettività (punto 3 del protocollo operativo del 17 Aprile 2014)” riportati nella relazione del 27 Giugno 2014 : Il presente rapporto descrive i risultati del programma delle prove d’iniezione eseguita al pozzo Cavone 14 e l’analisi dei parametri erogativi di superficie registrati sui pozzi produttori (Cavone 7-8-9-17) in termini di portata di olio, acqua e gas, con l’obiettivo di valutare eventuali interferenze fra il pozzo reiniettore ed i pozzi produttori del campo. La prova di iniezione al pozzo Cavone 14 comprende due fasi: Periodo d’iniezione con portata costante di acqua di 600 m3/d della durata di 96 ore che riproduce le normali condizioni di esercizio del campo (23-27 maggio 2014). Periodo di chiusura (Fall-Off) della durata di 480 ore...

Io non rischio - campagna 2014

Io non rischio è una campagna di comunicazione nazionale sulle buone pratiche di protezione civile. Ma ancora prima di questo, Io non rischio è un proposito, un’esortazione che va presa alla lettera. L’Italia è un paese esposto a molti rischi naturali, e questo è un fatto. Ma è altrettanto vero che l’esposizione individuale a questi rischi può essere sensibilmente ridotta attraverso la conoscenza del problema, la consapevolezza delle possibili conseguenze e l’adozione di alcuni semplici accorgimenti. E attraverso conoscenza, consapevolezza e buone pratiche poter dire, appunto: “ io non rischio ”. Io non rischio è anche lo slogan della campagna, il cappello sotto il quale ogni rischio viene illustrato e raccontato ai cittadini insieme alle buone pratiche per minimizzarne l’impatto su persone e cose. E in questo caso il termine slogan, che in gaelico significa “grido di battaglia”, è particolarmente appropriato: è la pacifica battaglia che ciascuno di noi è chiamato a condurre p...

Frana in Afganistan del 3/05/2014 - foto

Frana in Afganistan con il coronamento. Frana in Afganistan con il coronamento e il corpo di frana. Frana in Afganistan con il coronamento e il corpo di frana che ha coperto il villaggio di Abi Barak Frana in Afganistan con il corpo di frana che ha coperto il villaggio di Abi Barak.   dal sito: The Big Picture - boston.com

La distribuzione Spazio-Temporale della sismicità nell'area periadratica e il modello sismotettonico di Mantovani.

Il motore principale dei processi tettonici   che determinano l ’ attività sismica nella catena appenninica, è rappresentato dal movimento che la micro placca adriatica compie sotto la spinta dell ’ Africa . La teoria dell ’ accelerated plate tectonics , descrive come le placche non si spostano in modo continuo, ma mediante brevi fasi di movimento accelerato che sono innescate dai bruschi movimenti in occasione dei forti terremoti di disaccoppiamento, separati da lunghi periodi di movimento lento associati a bassa sismicità. Questa ipotesi implica che Adria si muove in modo discontinuo, e dipendente dalla distribuzione dei terremoti forti di disaccoppiamento lungo le zone di interazione tettonica tra la placca Adria e le altre placche circostanti . di: Paolo Balocchi in: GA - GeoApeiron - informazioni sulla conoscenza della Geologia