Wednesday, 29 September 2010

Clivaggio/Foliazione da crenulazione

Tali strutture si ritrovano in rocce metamorfiche.
Le foliazioni da crenulazione sono formate da pieghe o pieghe a chevron sviluppate in una foliazione presistente. La nuova foliazione taglia trasversalente quella precedente (in taluni casi mostrando dei piani di clivaggio).
Foliazione da crenulazione simmetrica: le pieghe di neoformazione sono simmetriche e la foliazione da crenulazione è rappresentata dai fianchi;
Foliazione da crenulazione asimmetrica: le pieghe di neoformazione sono assimetriche e la foliazione da crenulazione è rappresentata dal solo fianco;
La vecchia foliazione è preservata all'interno del microlithos, sia come cerniera della crenulazione simmetrica sia come uno dei due fianchi delle crenulazioni asimmetriche.
La foliazione a causa degli stress tettonici, può diventare un clivaggio da crenulazione (crenulation clevage) dove è possibile riconoscere i due domini seguenti:
  • M-domaines: (dominio a mica) formato da minerli micacei costituente un dominio di clivaggio;
  • QF-domaines: (dominio quarzo-feldspato) formato da minerli di quarzo e feldspato (microlithon);



E' possibile distinguere:
Foliazione (clivaggio) da crenulazione zonale:  l'orientazione dei minerali di forma piatta varia di continuo dal microlithon al dominio di clivaggio e che all'interno del dominio di clivaggio i minerali di forma piatta non sono rigorosamente paralleli al nuovo dominio di clivaggio ;
Foliazione (clivaggio) da crenulazione discreta: si ha una netta discontinuità di orientazione che caratterizza il limite tra il dominio di clivaggio e il microlithon.

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Nella terminologia anglosassone si parla quasi esclusivamente di clivaggio e non di foliazione. Il termine foliazione viene usato nella terminologia italiana.

Bibliografia
  • Davis G.H., Reynolds SJ. (1996); Structural geology of rocks and regions. JOHN WILEY & SONS Ed.

Monday, 27 September 2010

Criterio per determinare il senso di movimento relativo dei due blocchi di faglia

Fratture secondarie
In associazione ad una zona di taglio principale denominata M, si rinvengono diverse strutture che sono state denominate fratture secondarie denominate rispettivamente (in base alla figura seguente):


Gruppo T: costituiscono le fratture di tensione o di tipo T; si sviluppano ad un angolo di 45° dal taglio principale, generando dei sistemi en échelon. Sono le prime strutture a formarsi e successivamente, al progredire della deformazione, tendono ad assumere una forma sigmoidale e poi vengono tagliate. Spesso il vuoto che si forma per l’apertura della frattura viene riempito da calcite o più raramente da quarzo. Importante è il tipo di mineralizzazione, a mosaico oppure fibrosa (la direzione delle fibre ci aiuta a capire la direzione di apertura se è per estensione pura oppure se ha una componente di taglio).

Gruppo R: sono compresi entro questo gruppo tutte quelle fratture secondarie che presentano una componente di taglio. Sono delle fratture di Riedel coniugate (R e R’) che presentano un angolo fra loro di 60°. Rispetto alla zona di taglio (M) le fratture R formano un angolo di 15° e il movimento è concorde a quello del taglio principale e pertanto si definiscono “fratture secondarie a basso angolo sintetiche”; le fratture R’ formano un angolo di 75° rispetto al piano di taglio principale ed il movimento è opposto e pertanto si definiscono “fratture secondarie ad alto angolo antitetiche”

Gruppo P: sono compresi entro questo gruppo tutte quelle fratture secondarie simmetriche alle fratture di tipo R, rispetto al piano principale di taglio (M), e presentano un movimento sintetico. Generalmente formano un angolo di 15° rispetto alla superficie di taglio principale.

I criteri per la determinazione del senso di movimento dei blocchi in funzione delle fratture secondarie si dividono come segue (si ricorda che il senso di movimento dei blocchi è lo stesso che nella figura precedente):

Criterio T per individuare il movimento relativo:
  • Il piano di faglia (M) è completamente striato mentre le fratture di tipo T non sono striate;
  • Le fratture T presentano un angolo con il piano di faglia (M) di circa 30°;
  • Le fratture T possono presentarsi aperte o con riempimento di minerale (generalmente in calcite);
  • Le fratture T possono essere incurvale, formando un angolo prossimo a 90° con la superficie di faglia (M) (fratture di tensione lunate simili a quelle provocate dai movimenti dei ghiacciai tipo rocce montonate);
 
Criterio RO per individuare il movimento relativo:
  • Sono presenti solo fratture secondarie di tipo R e R’ che mostrano la superficie striata;
  • Lo specchio di faglia presenta delle fratture secondarie di tipo R immergenti a basso angolo all’interno del piano di faglia (M);
  • Lo specchio di faglia presenta (non sempre) fratture secondari di tipo R’ immergenti ad alto angolo all’interno del piano di faglia (M);
  • Il piano di faglia principale (M) non presenta striature;
Criterio RM per individuare il movimento relativo:
  • Il piano di faglia (M) presenta delle fratture secondarie di tipo R immergenti a basso angolo all’interno del piano;
  • Il piano di faglia principale (M) è completamente striato;
  • Fratture secondarie di tipo R si possono trovare associate a strutture lunate, definendo un particolare indicatore cinematica denominato fratture a mezzaluna;

 

Criterio PO per individuare il movimento relativo:

  • Sono presenti solo le fratture secondarie di tipo P;
  • Tali fratture si mostrano con piccole superfici striate che guardano in direzione opposta al movimento del blocco mancante;
  • Tali strutture non sono immergenti entro il piano principale di faglia (M);
Criterio PT per individuare il movimento relativo:

  •  Sono presenti le fratture secondarie di tipo P associate alle fratture secondarie di tipo T;
  • Le fratture di tipo P mostrano striature sul loro piano, mentre le fratture T non presentano striature;
  • Le fratture P non sono immergenti entro il piano principale, mentre le fratture T immergono all’interno del piano di faglia (generalmente con un angolo di 30°);
  • L’interferenza delle fratture P e T determina sul piano di faglia (M) una superficie con piccoli gradini;

 
Elementi striatori

Altri indicatori del senso di movimento relativo dei blocchi di faglia sono gli elementi striatori della superficie di faglia. Tali elementi sono rappresentati da piccoli ciotoli con una durezza superiore allo specchio di faglia, e a causa della frizione tra i due blocchi, tendono a striare lo specchio di faglia e ad incunearsi al suo interno. Le striature vengono definite grooves alla cui terminazione è posizionato l’elemento striatore. La posizione finale dell’elemento striatore indica il verso del blocco mancante.

Gradini in minerali fibrosi

Sono costituiti da cristallizzazioni in minerali fibrosi (generalmente calcite) sulla superficie di faglia, in corrispondenza di irregolarità del piano di faglia stesso. Solitamente da una parte il minerale fibroso si raccorda perfettamente alla superficie della faglia, e dall’altro lato presenta un gradino, la cui alzata risulta più o meno inclinata rispetto al piano di faglia. La superficie del gradino è generalmente liscia o striata secondo il senso di movimento del blocco mancante. La polarità del gradino ed il senso di crescita delle fibre danno delle indicazioni sul verso di movimento del blocco mancante, e pertanto si può risalire alla tipologia della faglia. Nella figura sottostante vengono mostrati i gradini in minerali fibrosi (a), e con la freccia il movimento del blocco mancante (b).

 


 Bibliografia

  • BALOCCHI P. (2003); Analisi mesostrutturale e macrostrutturale delle strutture fragili presenti nelle unità del gruppo di Bismantova affioranti tra Zocca e Castel d'Aiano (Appennino modenese e bolognese). Tesi di laurea inedita. Dip. Sc. della Terra Università di Modena e Reggio Emilia.

  • CLOOS (1955); Experimente analysis of fracture patterns.Bull. Geol. Soc. America, 66

  • PETIT J. P. (1987); Criteria for the sense of movement on fault surfaces in brittle rocks. J. Struct. Geol., Vol. 9(5/6), 597-608.

  • RIDEL W. (1929); Central Blatt fur Mineralogie, Geologie und Palaontologie. Zur Mechanik geologischer Brucherscheinungen, 354-368pp.

  • SKEMPTON A. W. (1966); Some observations on tectonic shear zone C.R. Congres. Soc. Int. Mecan. Roches, Lisbonne, theme 3, 329-335pp.

  • WILCOX R. E., HARDING T. P. & SEELY D. R. (1973); Basic wrench tectonic. American Ass. Petrol. Geol. Bull., 57(1), 74-96.

Thursday, 23 September 2010

Notte dei ricercatori Emilia - Romagna

Per tutta la notte del 24 settembre 2010 in Emilia - Romagna e in tutta Europa ci sarà la manifestazione "La notte dei ricercatori" dove saranno i protagonisti.
Le piazze, le università e i centri di ricerca della regione, saranno animate da ricercatori che per una sera saranno a disposizione di grandi e piccoli per parlare di scienza. Le manifestazioni presentano diversi tipi di attività:
Esperimenti e dimostrazioni, giochi scientifici e laboratori per i bambini, lezioni brevi e mini conferenze di carattere divulgativo, caffè e aperitivi scientifici con l'incontro di ricercatori e docenti, mostre, foto e video documentari per m ostrare la scienza in modo differente, spattacoli, musica e talkshow

A modena i Musei Anatomici, il Museo di Zoologia e Anatomia Comparata e l'Orto Botanico di Modena vedranno un'apertura straordinaria al pubblico. Come potete vedere al link sono previste numerose e interessanti attività e incontri coi Docenti e Ricercatori dell'Università di Modena e Reggio Emilia.

Geologia delle Isole Tremiti

Il viaggio turistico di un geologo alle isole Tremiti si trasforma in un laboratirio naturale dove la geologia, la tettonica e la geomorfologia si concretizzano in uno dei paesaggi più belli dell'Italia.
L'articolo vuole descrivere il paesaggio visto in modo differente, cercando di condurre il visitatore a scorgere quegli aspetti che solitamente non si osservano o vengono tralasciati.


Riassunto: Le isole Tremiti richiamano ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo. Le meraviglie osservate, ammirate e fotografate ogni giorno non sono altro che l’effetto del corso della natura in milioni di anni. Dall’esperienza turistica nasce un approfondimento dettagliato della formazione e della storia dell’arcipelago da un punto di vista geologico e litologico. Un percorso turistico ad alto contenuto scientifico

Monday, 20 September 2010

Rapporti stratigrafici

Per rapporti stratigrafici si definiscono le relazioni geometriche e temporali che caratterizzano i limiti verticali e laterali di due unità litologiche a contatto tra loro.


Limiti litologici: il limite tra due unità a contatto tra loro. Tale limite può essere:
Graduale se le litologie passano gradualmente da un’unità all’altra unità;
Netto quando il limite è assimilabile ad una superficie e il passaggio è repentino da un’unità all’altra;
Erosivo se la superficie di passaggio è di tipo erosivo;


Successioni concordanti e discordanti: lungo le superfici limite, due unità stratigrafiche possono contrarre rapporti reciproci geometrici di concordanza o discordanza.
Concordante: successione stratigrafica verticale con strati tra loro paralleli, orizzontali o inclinati che siano;
Discordante: successione stratigrafica con strati tra loro non paralleli, ma con inclinazioni differenti e angoli più o meno accentuati.

Onlap: terminazione della stratificazione orizzontale direttamente su una superficie inclinata.
Downlap: terminazione di strati originariamente inclinati che si appoggiano su una superficie limite orizzontale o lievemente inclinata.
Toplap: terminazione della stratificazione, accompagnata da una modesta erosione, di strati originariamente inclinati rispetto a una superficie limite orizzontale di non deposizione.
Troncatura erosiva: terminazione degli strati dell’unità inferiore rispetto a una superficie limite a carattere erosivo, suborizzontale e spesso con andamento irregolare.

Successioni continue e discontinue: in relazione ai processi di sedimentazione è possibile definire i rapporti temporali tra due unità stratigrafiche in continuità o discontinuità di sedimentazione.
I contatti litologici graduali esprimono, come è intuitivo, una continuità di sedimentazione; quelli netti, invece, possono riflettere sia situazioni di continuità, pur attraverso un brusco cambio nel tipo di sedimentazione, sia interruzioni più o meno lunghe nella deposizione. Un contatto di tipo erosivo implica una discontinuità temporale, dal momento che una parte dell’unità è stata rimossa per erosione.
Una discontinuità temporale acquista il significato di discontinuità stratigrafica quando rappresenta un intervallo di tempo significativo alla scala geologica. Il tempo geologico non rappresentato da sedimento lungo una superficie di discontinuità è definito come lacuna stratigrafica.

In relazione ai rapporti geometrici e temporali delle successioni sedimentarie è possibile definire i principali tipi di discontinuità stratigrafica:
Unconformity: (discordanza, discontinuità) è una superficie di separazione tra due unità litologiche che rappresenta un’interruzione significativa nella sedimentazione. Si definisce una discontinuità stratigrafica in generale.
Disconformity: (disconformità) discontinuità stratigrafiche prodottesi attraverso l’erosione subaerea di rocce emerse causa l’abbassamento del livello marino e non accompagnata da deformazioni tettoniche.
Angular unconformity: (discordanza angolare) quando l’interruzione della sedimentazione è accompagnata da deformazione tettonica ed erosione subaerea.
Paraconformity: (paraconcordanza) successioni sedimentarie geometricamente concordanti ma discontinue.
Nonconormity: (discordanza basale) in cui la successione sedimentaria ricopre il basamento cristallino.



Bibliografia:
BOSELLINI A., MUTTI E., RICCI LUCCHI F. (1997); Rocce e successioni sedimentarie. Scienze della Terra. UTET Ed..
SIMPSON B. (1996); Lettura delle carte geologiche. DARIO FLACOVIO Ed..

Saturday, 18 September 2010

Costruire un profilo geologico

Per ricavare informazioni geologiche superficiali e profonde di un dato territorio, è importante l'interpretazione corretta delle carte geologiche, le quali rappresentano un documento di partenza indispensabile al geologo e ad altre figure professionali (ingegnere, architetto, geometra, paesaggista, ecc.).
La lettura ed interpretazione dei dati riportati in carta deve essere sempre accompagnata dalle sezioni geologiche che aiutano a comprendere l'andamento della geologia nel sottosuolo.
Partendo dalla carta geologica e dalle informazioni contenute in essa, è possibile ricavare in tempi brevi e in base all'esperienza, una sezione geologica ben dettagliata.
Di seguito si riportano alcuni link sull'argomento:
http://users.unimi.it/paleomag/pdf/profili.pdf
http://geoingegneria.dits.uniroma1.it/We...egeologiche.pdf
http://www.usouthal.edu/geology/haywick/GY111/faults.pdf